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Saggio di Wiwarin
Il Fantasy
Negli ultimi anni la fantasy ha conquistato uno spazio letterario e editoriale
sempre maggiore, grazie soprattutto a una scuola di autori validissimi e innovativi.
La fantasy è oggi un genere maturo e complesso, al cui interno è
possibile trovare una grande varietà di temi e stili.
Per definire il termine 'fantasy' è necessario analizzare prima di tutto
le differenze con un genere letterario apparentemente affine, la fantascienza.
I due generi infatti, pur se strettamente imparentati, letterariamente e editorialmente,
presentano differenze sostanziali. Il critico inglese Peter Nicholls, una delle
voci più autorevoli nel campo, ricorda nella sua Encyclopaedia of Science
Fiction (alla voce 'fantasy') come spesso si affermi che fantasy e fantascienza
stanno insieme come il 'fish and chips', cioè il pesce e le patatine
che si vendono nei chioschi e nei locali inglesi. Questo paragone non è
corretto: infatti se le patatine non sono certo ricavate dal pesce (o viceversa),
si potrebbe invece sostenere che la fantascienza è in qualche modo un
sottogenere della fantasy o della letteratura fantastica in senso più
generale, o ancora che la fantasy moderna è un'emanazione del fantastico
che si è sviluppata a partire dalla fantascienza negli anni quaranta.
Come sostiene Darko Suvin, una distinzione tra i due generi è necessaria.
Suvin utilizza a tale scopo la teoria degli insiemi, partendo dall'opposizione
tra narrativa realistica o mimetica, e narrativa fantastica, ed evidenziando
all'interno di questo insieme un sottoinsieme che corrisponde alla fantascienza.
Per definire questo sottoinsieme e distinguerlo dall'ulteriore campo costituito
dalla fantasy, potremmo dire che le storie di fantascienza, che di norma non
imitano gli eventi del mondo reale e sono ambientate nel futuro o in un presente
alternativo, cercano tuttavia di convincere il lettore che gli eventi narrati,
per quanto immaginari, hanno una spiegazione razionale.
Probabilmente un elemento chiave nella connotazione di un'opera di fantascienza
è l'estrapolazione scientifica. Con questo termine si indica quel procedimento
che si appropria di argomenti e tematiche della contemporaneità (principalmente
di tipo tecnico-scientifico, ma anche sociali e culturali) per ricavarne le
conseguenze più estreme e inconsuete. In fondo, l'idea del viaggio spaziale
non è altro che un'estrapolazione di alcune teorie scientifiche o pseudo-scientifiche,
e la formula classica di Einstein sull'equivalenza tra materia ed energia ha
ispirato racconti sull'energia atomica e sui viaggi nel tempo. L'estrapolazione
può anche essere sociale, come nel caso del classico I mercanti dello
spazio di Frederik Pohl e C.M. Kornbluth, in cui si portano a conseguenze volutamente
paradossali il potere delle compagnie pubblicitarie.
In tempi recenti alcuni critici del settore hanno tentato di ridefinire la fantascienza
in base alle suddette argomentazioni, cambiandone il nome in speculative fiction,
vale a dire letteratura speculativa, che specula sulle attuali conoscenze o
possibilità tecniche, sociali, culturali e scientifiche in genere.
Quindi una definizione che potrebbe includere gran parte (se non tutto) di ciò
che si pubblica oggi nel mondo sotto il nome di fantascienza potrebbe essere
la seguente: la fantascienza è un genere di letteratura che si basa su
un qualche tipo di possibilità/estrapolazione scientifica e che sviluppa
l'intreccio narrativo seguendo regole razionali.
Questa definizione lascia fuori tutto ciò che non si basa su regole scientifiche
o razionali, come appunto la fantasy e l'horror, che sono due generi collaterali
ma distinti. Le conoscenze scientifiche devono sempre far parte integrante del
background di una storia di science-fiction: la magia non può funzionare,
a meno che l'autore non riesca a inventare una spiegazione o una teoria pseudo-scientifica
per giustificare avvenimenti “magici”.
La differenza tra la fantascienza e la fantasy contemporanea (maghi, stregoni,
cavalieri ed eroi, principesse e draghi, per intenderci) sta appunto in questa
distinzione: mentre lo scrittore di fantasy può dare per scontato qualsiasi
avvenimento magico e stupefacente (anzi, la sua bravura sta proprio nel saperli
creare e metterli in scena), l'autore di fantascienza deve sempre giustificare
tecnicamente in modo più o meno chiaro quanto accade nelle sue opere.
Ovviamente non sempre è facile tracciare una netta linea di separazione
tra i due generi, e capita spesso che gli esperti e gli appassionati siano in
disaccordo nel considerare alcune opere come fantasy o fantascienza: è
il caso per esempio del ciclo dei draghi della McCaffrey, che inserisce elementi
tipici della fantasy (i draghi appunto, le fortezze, i clan nobiliari, un background
vagamente medievale) in un contesto di esplorazione planetaria.
La fantasy è comunque una forma letteraria molto antica. In effetti,
sino al diciottesimo secolo e alla nascita dell'illuminismo, quando si cominciò
a credere che i misteri dell'universo potessero venire risolti dalla ragione
umana e dall'analisi dei fenomeni naturali, la fantascienza non aveva basi teoriche
su cui poggiarsi. Soltanto nel diciannovesimo secolo la narrativa basata sulla
speculazione scientifica acquista un ruolo importante: l'Ottocento è
il secolo della rivoluzione industriale, l'epoca in cui le scoperte scientifiche
(la locomotiva, il telegrafo, il telefono, ecc.) introducono grandi cambiamenti
nella vita quotidiana.
Tutta la narrativa “non mimetica” composta prima del diciottesimo
secolo potrebbe venir considerata come una forma di fantasy, dall'epica sumerica
di Gilgamesh all'Odissea di Omero, dall'Eneide di Virgilio ai miti celtici e
nordici in genere, fino a Shakespeare (La tempesta, per esempio), al Faerie
Queene di Spenser, alle leggende del ciclo arturiano, ai Nibelunghi. In questa
accezione del termine, probabilmente la più antica storia fantasy è
l'epopea di Gilgamesh. La versione più completa di questa storia risale
a circa tremila anni fa, e forse ha origine mille anni prima.
Gilgamesh era un leggendario re di Ur, e l'epopea narra le sue gesta meravigliose
alla ricerca del segreto dell'immortalità in terre strane e inesplorate.
In questa storia si trovano già perfettamente espressi alcuni elementi
tipici della fantasy moderna, come l'eroe dai poteri sovrumani, il viaggio in
mondi ignoti, la ricerca di una sostanza o di un potere miracoloso, la scoperta
e l'acquisizione di nuove conoscenze.
Le origini della fantasy risalgono dunque all'infanzia dell'umanità,
nella forma del mito e dell'epica, e successivamente nell'epopea medievale.
Le fonti a noi più vicine della fantasy moderna prendono comunque consistenza
alla fine del diciottesimo secolo. Horace Walpole introdusse il racconto gotico
di orrore sovrannaturale in Inghilterra nel 1765, con la pubblicazione de Il
castello d'Otranto, mentre Sir Walter Scott sviluppò la tradizione del
romanzo d'avventura cavalleresca con il suo Ivanhoe. Hans Christian Andersen
e i fratelli Grimm raccolsero le fiabe e le leggende della tradizione orale
europea, e Antonine Galland e altri tradussero in quel periodo alcuni fondamentali
testi orientali come Le mille e una notte.
Tutti questi elementi si ritrovano in vari gradi nella fantasy moderna. Le influenze
citate sono state molto importanti per gli autori della fine dell'Ottocento
e dell'inizio del Novecento che vengono considerati i veri progenitori della
fantasy.
Ma come si caratterizza la fantasy moderna? In sostanza, potremmo dire che una
storia di fantasy è una storia dove esiste la magia, una storia ambientata
che includa la magia non razionalizzata come parte integrante del mondo quotidiano.
E poiché sulla nostra Terra non ci pare che esistano luoghi dove agiscano
i poteri magici, i racconti di questo genere implicano la creazione di un mondo
immaginario, di un 'ambiente' inventato totalmente dall'autore.
Uno dei primi scrittori di fantasy moderna nel senso appena citato fu William
Morris, multiforme protagonista della fine dell'Ottocento inglese, artista,
decoratore, poeta, editore, riformatore sociale, romanziere e iniziatore del
movimento preraffaelita.
In una serie di romanzi tra cui Il pozzo alla fine del mondo (The Well at the
World's End) e Il bosco oltre il mondo (The Wood Beyond the World), composti
verso il 1880, pose le basi della fantasy moderna assemblando tutti gli elementi
delle fonti letterarie sopraccitate.
Prima di Morris esiste una quantità di testi che si potrebbero definire
fantasy: romanzi mitologici, arturiani, teosofici, dell'occulto, alchemici,
mistici. Dopo di lui la storia della fantasy prende un'altra piega: diventa
fondamentale la creazione di una vicenda fantastica ambientata in un mondo e
in un tempo immaginario, nel passato o nel futuro, dove vigono le leggi della
magia e dell'irrazionale, e regole non scientifiche e scientificamente inspiegabili.
All'inizio di questo secolo altri autori continuarono lungo la strada intrapresa
da Morris: lord Dunsany in particolare adattò il genere alla forma del
racconto breve, mentre E.R. Eddison lo portò all'apice stilistico in
un grandiosa saga barocca (Il Serpente Ouroboros, ambientato nella terra fantastica
di Zimiamvia), mentre James Branch Cabell ne sviluppò l'elemento ironico
nell'elegante serie di Poictesme.
Negli anni Venti e Trenta il sorgere di nuove riviste come Weird Tales e successivamente
Unknown Worlds aprì nuovi mercati e nuovi orizzonti agli scrittori di
fantasy.
Robert Erwin Howard, Clark Ashton Smith, Howard Phillips Lovecraft, Catherine
Lucille Moore furono i più importanti. Robert Howard, in particolare,
merita una citazione a parte per l'impulso dato al genere con le sue storie
di Conan il cimmero, un gigantesco barbaro con una montagna di muscoli e una
folta massa di capelli corvini, sempre alle prese con mostri, stregoni, re e
principesse in una terra immaginaria del lontano passato. Molti critici ritengono
che sia stato Howard il vero creatore delle fantasy eroica moderna, o perlomeno
di quel sottogenere più rude e violento chiamato “spada e magia”
(sword and sorcery), pieno d'azione e avventura, con eroi ambiziosi e un po'
brutali, dalla inceredibile forza fisica.
Tra gli altri autori, Lovecraft in realtà è al margine del genere,
in quanto ha prediletto soprattutto le storie del sovrannaturale che lo hanno
fatto considerare un capostipite dell'orrore moderno. In termini di forza letteraria
e stilistica Catherine Lucille Moore è probabilmente la più dotata,
e le sue storie di Jirel Joiry, di una regina-amazzone di un'immaginaria Francia
medievale, e di Northwest Smith, astronauta di un mitico futuro, sono un'ottima
teastimonianza. Clark Ashton Smith, anch'egli scrittore dallo stile finissimo,
ha avuto una profonda influenza su molti autori successivi, tra cui sicuramente
Jack Vance. I suoi racconti, macabri e barocchi, sono veri e propri capolavori
di horror fantastico.
La nascita di Unknown nel 1939 contribuì a dare nuovo vigore al genere
e ad aprire nuove prospettive, dato che il suo direttore, John Wood Campbell
jr, (che era anche direttore di Astounding, la più importante rivista
di fantascienza dell'epoca), voleva che gli autori ponessero maggiore enfasi
sulla logica delle storie invece di privilegiare gli elementi magici e sovrannaturali.
Degli scrittori che pubblicarono su questa rivista ricordiamo in particolare
Fritz Leiber, con la sua vivace serie di Fafhrd e dell'Acchiappatopi Grigio,
e Lyon Sprague de Camp, che da solo o in collaborazione con Fletcher Pratt scrisse
un gran quantità di opere fantasy basate sui miti medievali e cavallereschi
La seconda metà degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta fu
un periodo piuttosto contraddittorio per la fantasy. Senza la pubblicazione
in volume da parte della Gnome Press (a cura dello stesso de Camp) delle opere
di Robert Howard e soprattutto l'uscita di quel grandioso capolavoro che è
Il Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, probabilmente la fantasy moderna
si sarebbe estinta come genere.
Quando l'opera di Tolkien cominciò a essere conosciuta e apprezzata in
modo sempre maggiore dal grande pubblico verso gli inizi degli anni Sessanta,
gli editori si lanciarono in una furiosa competizione per soddisfare l'appetito
evidente dei lettori per questo nuovo genere di narrativa.
La lunghissima, ricchissima e magnifica epica di Tolkien riprendeva tutti gli
elementi più classici delle saghe nordiche e delle fiabe fondendoli in
qualcosa di nuovo e unico (non va dimenticato che Tolkien era un grande studioso
di letteratura inglese e che insegnò per molti anni all'università
di Oxford).
Probabilmente la saga di Tolkien è altrettanto importante, se non di
più, per la storia e lo sviluppo della fantasy moderna, dell'opera di
Howard. In realtà i due scrittori rappresentano proprio gli opposti estremi
delle possibilità del genere.
Le storie di Howard sono infatti l'esaltazione di eroi dalla grande forza fisica,
mentre la trilogia degli Anelli di Tolkien è un colossale affresco sulla
lotta tra il bene e il male, e rappresenta contenuti profondamente morali come
la difesa dei valori tradizionali (tanto che alcuni critici considerano Tolkien
come un autore politicamente conservatore). L'unica cosa che i due avevano in
comune era la passione per la creazione di mondi fantastici e magici, dove l'eroismo
è l'unica forma di lotta contro il male, anche se gli eroi di Howard
sono grossi e muscolosi e quelli di Tolkien dei teneri nanerottoli. Assieme
i due scrittori rappresentano la più importante influenza sullo sviluppo
attuale del genere.
Dagli anni Sessanta assistiamo a una fioritura straordinaria e a un successo
enorme e senza precedenti in tutto il mondo: la fantasy non avrebbe più
conosciuto momenti di flessione.
Ricordiamo tra gli autori più significativi degli ultimi decenni Andre
Norton, Jack Vance, Poul Anderson, Michael Moorcock, Katherine Kurtz, Tanith
Lee, Marion Zimmer Bradley, per finire con i maestri più recenti, come
Harry Turtledove e Terry Goodkind, e soprattutto il grandissimo David Gemmell
con la saga dei Drenai.
Possiamo dire che oggi la fantasy è una forma letteraria ricca e rigogliosa,
mai come adesso vi sono tanti autori e opere per gli amanti del genere.
Biografia dell’autore:
John Ronald Reuel Tolkien nacque a Bloemfontein, nel Sud Africa, il 3 gennaio
1892, da genitori inglesi nativi di Birmingham. Alla morte del padre, avvenuta
nel 1896, la famiglia si trasferì in Inghilterra, a Sarehole, nei pressi
di Birmingham. Alla morte della madre, da cui Tolkien ereditò l'amore
per le lingue e le antiche leggende, fu educato da un sacerdote cattolico degli
Oratoriani, P. Francis Xavier Morgan. Nel 1915 ottenne il titolo di Bachelor
of Arts presso l' Exeter College di Oxford. Tornato ad Oxford dopo aver combattuto
nella Prima Guerra Mondiale, divenne Master of Arts nel 1919, e collaborò
all'Oxford English Dictionary.
Fu insegnante di lingua e letteratura anglosassone dal 1925 al 1945, e quindi
di lingua e letteratura inglese fino al suo ritiro dall'attività di insegnante.
Morì a Bournemouth il 2 settembre 1973.
Tolkien pubblicò The Hobbit nel 1936: W. H. Auden ha definito quel libro
“La più bella storia per fanciulli scritta negli ultimi cinquant’anni”,
anche se Tolkien è scrittore per adulti capaci di ritrovare nei suoi
libri il sottile fascino della fiaba. Intorno al nucleo originale di The Hobbit
ha preso forma il fantastico mondo del professore con il successivo Farmer Giles
of Ham e con la trilogia The Lord of the Rings, composta nell’arco di
quattordici anni. Dopo The Adventures of Tom Bombadil, Tolkien pensò
che si potessero mettere in musica le canzoni dei personaggi: nel 1968 il musicista
Donald Swann pubblicò un ciclo di liriche su testi di Tolkien, dal titolo
The Road goes ever on. I libri di Tolkien sono stati tradotti in una decina
di lingue, con una tiratura complessiva di milioni di copie.
I libri principali di Tolkien sono:
The Hobbit 1936
On Fairy-Stories 1938
Leaf by Niggle 1939
Farmer Giles of Ham 1949
The Fellowship of the Ring 1954
The Two Towers 1954
The Return of the King 1955
Tree and Leaf 1955 riunisce On Fairy-Stories e Leaf by
Niggle
The Adventures of Tom Bombadil 1962
Smith of Wootton Major 1967
Dopo la morte di Tolkien sono stati pubblicati:
Le lettere di Babbo Natale 1976
The Silmarillion 1977
Unfinished Tales of Nùmenor and Middle-earth 1980
The Book of Lost Tales - Part I 1983
The Book of Lost Tales - Part II 1984
The History of Middle Earth 1983-1996
Roverandom 1998
Ambientazione
La storia è ambientata nella Terra di Mezzo, quest’ultima è
la trasposizione di un medioevo mitologico creata da Tolkien.
Pur trattandosi di un mondo geograficamente inventato è possibile riconoscere
e collocare con una certa precisione luoghi reali ed avvenimenti storici, che
hanno evidentemente influenzato l’autore.
La minuziosa opera di costruzione di questo mondo fantastico considera nel dettaglio
le aree climatiche e descrive con particolare cura ogni dettaglio paesaggistico,
anche dal punto botanico e geologico.
Il continente dove hanno luogo gli eventi narrati è marcato a Nord da
una zona desertica, l’Ovest e il Sud sono invece delimitati da coste,
l’estremo Est è definito da terre selvagge e sconnesse. Un importante
catena montuosa, le Montagne Nebbiose, attraversa verticalmente la Terra di
Mezzo.
Le regioni di particolare importanza sono Eriador, dove sono situati la Contea
e Gran Burrone, Le Terre Selvagge, in cui si trovano si trovano Lothlorien e
Bosco Atro, Rohan, regione abitata da grandi cavalieri e dove è situata
la Foresta di Fangorn, Gondor, terra dei discendenti dei grandi re del passato,
Mordor, dominata dall’Oscuro Sire.
La Contea è la regione abitata dagli Hobbit, qui la vita scorre tranquilla,
i suoi abitanti non si curano del mondo esterno, che a malapena sa della loro
esistenza. Gli Hobbit sono una popolazione semplice, amano la terra e non apprezzano
le macchine complicate.
Gran Burrone , detta anche Rivendell, o Forraspaccata, é la traduzione
dall’elfico di Imladris. Fondata da Elrond il mezzelfo, custode dell’anello
elfico Vilya. Gran Burrone é una dimora elfica di vecchio retaggio, ed
é un luogo di asilo per ogni persona, di qualsiasi razza o stirpe, che
si opponga all’Oscuro Sire.
Lorien, conosciuta anche come Lothlorien, é uno degli ultimi regni elfici
nella Terra di Mezzo. Dama Galadriel, portatrice dell’anello elfico Nenya,
utilizza i suoi poteri per preservare, e conservare il ricordo dei giorni della
gloria degli elfi.
Rohan, reame dei cavalieri Rohirrim, in origine una provincia di Gondor, i
cui abitanti si dedicano principalmente all’allevamento di cavalli. Ai
tempi della guerra dell’anello, era governata da Re Theoden II, il cui
palazzo d’oro sorgeva a Edoras, capitale della regione.
Gondor, il regno degli uomini per eccellenza, fondato da Elendil durante la
seconda era della Terra di Mezzo. Dopo la caduta di Sauron, e la morte di Isildur,
la linea di sangue dei Re é stata celata, e Gondor é stata condotta
dalla casata dei Sovrintendenti, il cui ultimo discendente é Denethor
II.
Mordor, il nome significa “la Terra Nera” poiché era dominata
da Sauron, l’Oscuro Signore della Terra di Mezzo. I luoghi di maggior
importanza di questa regione sono: il cancello nero del Morannon, Cirith Ungol,
peraltro tana del mostro aracnidiforme Shelob, Barad Dur, la fortezza di Sauron,
e Monte Fato, dove venne forgiato l’Anello del Potere.
Personaggi
Elfi: sono i priminati, ed immortali. I loro lineamenti sono delicati ed eleganti.
Si distinguono nelle arti più svariate, sono amanti della musica, della
poesia, ma comunque ottimi combattenti. Sono caratterizzati in particolare dalle
orecchie a forma di foglia, leggermente appuntite. Durante la guerra dell’anello,
ed alla fine della terza era, abbandoneranno la Terra di Mezzo, per andare nelle
terre immortali dei loro padri.
Uomini: la razza umana evidenzia i pregi ed i difetti della mortalità.
Dopo l’ultima alleanza con gli elfi, e la sconfitta dell’Oscuro
Signore, il loro dominio si estenderà a tutta la Terra di Mezzo. Nella
visione Tolkieniana, inizia così la narrazione della storia del genere
umano come oggi è conosciuto.
Hobbit: imparentati in origine con gli uomini, sono gente di piccola statura,
paffuti, e dai piedi robusti e pelosi. Amano la natura, la buona cucina ed intrattenersi
bevendo birra, fumando erba-pipa discutendo genealogie e curiosità.
Nani: bassi di statura, robusti e di carattere orgoglioso, sono affascinati
dalla terra e dalle sue ricchezze, tra cui prediligono le gemme ed il prezioso
Argento Mithril. La loro caratteristica peculiare é la lunghissima barba
che, maschi e femmine, ostentano con fierezza.
Gli Stregoni: nella Terra di Mezzo gli dei hanno incarnato cinque servi, paragonabili
agli angeli della cultura cristiana, con il compito di guidare le genti, proteggerle
ed unirle contro il volere dell’Oscuro Signore.
Bianco Consiglio: l’ordine degli stregoni e dei saggi della Terra di
Mezzo, capeggiato da Saruman il bianco, di cui fanno parte anche Gandalf, Galadriel
ed Elrond.
Il nemico: Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor, forgiatore dell’Anello
del Potere, ha ingannato ed asservito nelle ere passate nove re degli uomini,
rendendoli spettri al proprio servizio (Nazgul). Ha preso dimora a Barad Dur,
dove trama la conquista totale della Terra di Mezzo.
Orchi: un tempo erano elfi, presi prigionieri e torturati, onde ottenere geneticamente
esseri votati alla guerra ed alla distruzione.
Troll: razza di giganti, cannibali, feroci e forti, ma privi di intelligenza,
al servizio dell’Oscuro Sire.
Nazgul: i più potenti servi di Sauron, gli spettri dell’anello,
la cui più grande arma era il terrore che incuteva la loro presenza.
Il Signore degli Anelli
Riassunto dettagliato:
"Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende."
Introduzione
La fine dell’ultima alleanza é stata segnata dalla sconfitta
di Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor, ad opera del principe Isildur,
che tranciò il dito che portava l’anello del potere, in cui era
incanalata buona parte del potere e della volontà di Sauron. Ma lo spirito
di quest’ultimo perdurò, in quanto la sua vita era legata indissolubilmente
all’anello, che in seguito a vari avvenimenti, venne perduto. Nudo e senza
forma, Sauron si celò nella sua dimora di Barad Dur, tramando per la
riconquista dell’anello, e del potere che questo gli conferirebbe.
Dacché l’anello aveva una volontà propria, irretì
ben presto un nuovo portatore, e passò di mano in mano, sino a giungere
alla più impensata delle creature: lo hobbit Bilbo Baggins, durante la
sua grande avventura (Narrata ne “lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien).
La Compagnia dell’Anello
Bilbo Baggins, giunto alla veneranda età di centoundici anni, decide
di ritirarsi a Gran Burrone, per dedicarsi alla stesura del libro dedicato alle
sue avventure. Su consiglio dello stregone Gandalf, suo amico di lunga data,
pur con una certa riluttanza, lascia in eredità, oltre alla sua bella
casa, il magico anello “che rende invisibili” a suo nipote Frodo.
Lo stregone, già a quei tempi guardava con sospetto l’anello, ed
i suoi bizzarri poteri. Dopo diciassette anni, dedicati alle ricerche, torna
finalmente nella Contea, e mette in guardia Frodo. É infatti oramai certo
che si tratti dell’unico anello di Sauron e che questi lo sta cercando.
Frodo lascia la sua comoda casa, accompagnato dal suo servo, e fedelissimo amico
Samvise Gamgee e dai suoi cugini Meriadoc Brandibuck, detto Merry, e Peregrino
“Pipino” Tuc, per raggiungere Gran Burrone, e sottoporre il problema
alla sapienza di Elrond.
Il viaggio si rivela più difficile del previsto: misteriosi cavalieri
neri percorrono le strade tra la Contea e Gran Burrone, e Gandalf non si presenta
all’appuntamento con gli hobbit. Il misterioso ramingo Grampasso, convince
Frodo ed i suoi compagni, a fargli da guida per le terre selvagge. I cavalieri
neri, gli spettri dell’anello, inseguono gli hobbit senza posa, Frodo,
nel panico indossa l’anello, credendo di sfuggire loro, invece entra nel
loro mondo, e questi lo feriscono mortalmente. Gli spettri vengono messi in
fuga da Grampasso, e la compagnia si affretta in direzione di Rivendell, con
Frodo in fin di vita.
Curato dalle arti di Elrond, Frodo incontra finalmente Gandalf e Bilbo, e scopre
che Grampasso, in realtà, é Aragorn II, figlio di Arathorn, erede
di Isildur, e del trono di Gondor. Gandalf racconta inoltre del tradimento di
Saruman, il potente stregone, capo del bianco consiglio.
A Gran Burrone in quei giorni, convengono genti libere da tutte le regioni della
terra di mezzo, nani, elfi ed uomini, guidati da sogni o da problemi inaspettati,
che vengono a chiedere consiglio al saggio Elrond. Si tiene in gran segreto,
un consiglio, in cui viene svelato l’anello e raccontata la sua storia.
Nonostante i grandi poteri che questo attribuisca al suo possessore, chiunque
cerchi di usare tale anello, verrà condannato a soccombere al volere
di Sauron.
Viene infine decretato che l’anello venga distrutto, ma il grande potere
che Sauron ha infuso in questo anello rende il compito assai arduo. L’unico
fuoco che potrà intaccare e distruggere l’anello, é quello
del Monte Fato, dove é stato forgiato. Per compiere questa disperata
impresa, viene costituita una compagnia, di piccolo numero, che cercherà
di infiltrarsi a Mordor.
La Compagnia dell’Anello é composta da Frodo, che si sobbarcherà
volontariamente il difficile compito di portare l’anello, lo stregone
Gandalf, Aragorn, l’elfo Legolas, il nano Gimli, Boromir, figlio del Sovrintendente
di Gondor, e gli inseparabili hobbit amici di Frodo.
Nel frattempo, Sauron intensifica gli attacchi a Gondor, e crea un esercito
sempre più grande, ingannando anche uomini dell’est. Neri fumi
si innalzano anche da Orthanc, la torre di Saruman, che segretamente brama per
sè il possesso dell’anello, ed inizia a sua volta a generare un
esercito, incrociando orchi di diverse specie, e creando così i combattenti
Uruk Hai.
La compagnia si dirige verso sud, e si prepara ad affrontare le montagne nebbiose.
Le condizioni meteorologiche avverse rendono impossibile il passaggio del valico
montano del Caradhras, e l’unica via, senza avvicinarsi pericolosamente
a Saruman, é di passare per l’antico regno nanico di Moria, al
di sotto delle montagne.
Durante l’attraversamento delle miniere, la compagnia si rende conto di
essere seguita, Gandalf racconta dunque la storia dello hobbit Smeagol, che
é venuto anticamente in possesso dell’anello, che lo ha deformato
e fatto impazzire. Gollum, il suo nuovo nome, percepisce la presenza dell’anello,
e desidera freneticamente di tornarne in possesso.
Il passaggio per Moria, é tuttavia infausto per la compagnia. Oltre a
brulicare di orchi, che la costringono ad una cruenta battaglia, trovano sul
loro cammino un Balrog, un antico demone di ombra e fiamma. Per fare strada
alla compagnia, Gandalf per la prima volta fa uso dei suoi poteri, e si scontra
con il Balrog, ed entrambi precipitano negli abissi di Moria. La compagnia resta
senza la sua guida, ed Aragorn la conduce fuori dalle miniere sino al regno
celato di Lorien, dimora degli elfi. Qui la compagnia viene accolta e curata
da Dama Galadriel, che la guida con saggi consigli e utili doni. I compagni
si avviano lungo il fiume Anduin, su barche di fattura elfica, omaggio di Galadriel,
sino a giungere alle cascate di Rauros, dove saranno costretti a procedere a
piedi per un tratto. Durante una tappa, in cui la compagnia si trova a discutere
la via da prendere, Boromir cerca di sottrarre il monile a Frodo, accecato dalla
smania di poterlo usare in battaglia, per poter salvare il suo paese e sconfiggere
Sauron. Frodo indossa l’anello, e fugge con una barca, rendendosi conto
che il pericoloso gioiello ha iniziato a corrompere l’animo di tutta la
compagnia. Solo Sam, riesce provvidenzialmente a raggiungerlo, e proseguire
il viaggio con lui.
Nel frattempo il resto della compagnia subisce l’attacco selvaggio degli
Uruk Hai al servizio di Saruman, e Boromir viene ucciso mentre cerca di salvare
Merry e Pipino, che vengono tratti prigionieri. Aragorn giunge troppo tardi
in aiuto dell’uomo, che riesce a confessare il suo gesto ignobile, e di
aver pagato con la vita l’errore. Prega dunque Aragorn, in cui infine
riconosce l’erede al trono di Gondor, di andare a Minas Tirith, la sua
città, e di difendere il suo popolo.
La compagnia si é sciolta, Frodo e Sam sono in viaggio per Mordor, inseguiti
a loro insaputa da Gollum. Aragorn, Legolas e Gimli, decidono che il destino
dell’anello non é più nelle loro mani, e inseguono gli Uruk
Hai, per salvare Meriadoc e Pipino.
Le Due Torri
Meriadoc e Peregrino, sono prigionieri degli Uruk Hai, che corrono a perdifiato
verso Orthanc, certi di aver catturato il portatore dell’anello ed il
suo servo. Durante una pausa, Merry inganna un Uruk, con l’aiuto di Pipino,
facendogli credere di avere veramente l’anello, e questo li trasporta
lontano del gruppo, con la scusa di sorvegliarli. Nel frattempo, sopraggiunge
una legione di cavalieri di Rohan, che trucida gli Uruk. Merry e Pipino, non
visti fuggono nella foresta.
I tre cacciatori, Aragorn, Gimli e Legolas, che faticosamente inseguono gli
Uruk hai, incontrano i cavalieri di Rohan, dai quali vengono informati dello
sterminio degli Uruk, avvenuto la notte prima. Nello sconforto, i tre si recano
sul luogo della battaglia per cercare tracce degli hobbit. Aragorn il ramingo,
che ha passato anni della sua vita nelle terre selvagge, trova delle piccole
impronte che conducono nella foresta. Qui, i tre, fanno l’incontro più
impensato: Gandalf é tornato dall’abisso, sotto nuove spoglie,
e narra loro che gli hobbit sono al sicuro, e conduce il gruppo verso Edoras,
capitale di Rohan.
Frodo e Sam, nel frattempo, si avventurano in direzione di Mordor, domando
Gollum, che cerca di attaccarli, e costringendolo a far loro da guida verso
il cancello nero.
Gandalf libera Theoden, sire di Edoras, dal suo servo Grima, detto il Vermilinguo,
che stava vendendo il regno di Rohan a Saruman con l’inganno. Theoden
trova nuova forza grazie allo stregone, e conduce il suo popolo al Fosso di
Helm, antica fortezza dei suoi antenati, dove potrà meglio difendersi
dall’imminente attacco di Saruman. Aragorn, Gimli e Legolas lo accompagnano
in questa avventura. Prima della battaglia, Gandalf parte nuovamente in direzione
di Isengard.
Meriadoc e Peregrino, fanno la conoscenza di Barbalbero, un Ent. Gli Ent sono
i pastori degli alberi, antichi esseri, dalla forma simile agli alberi. Questi
rimangono sconvolti dalle vicende di Saruman, che nella folle costruzione del
proprio esercito ha sradicato e raso al suolo buona parte dei boschi attorno
ad Orthanc. Gli ent, quasi impazziti, si scagliano contro la fortezza dello
stregone, con la forza di un fiume in piena. Massacrano gli Uruk restanti (il
grosso dell’esercito era ormai partito in direzione di Rohan) ed allagano
le fornaci e le caverne della vallata dello stregone.
Frodo, Sam e Gollum, arrivati in vista del Morannon, si rendono conto che la
fortezza di Sauron é inespugnabile. Gollum dice di conoscere un passaggio
segreto, e li conduce verso Cirith Ungol, senza però rivelare, che quest’ultimo,
é la tana di Shelob. Pianificando di farle omaggio degli hobbit, nella
speranza di riuscire ad impossessarsi dell’anello.
La battaglia al Fosso di Helm é cruenta, ma le sorti vengono ribaltate
dall’arrivo di Gandalf, che conduce alla carica un gruppo di cavalieri,
radunati tra i superstiti di un’altra battaglia. Re Theoden e Gandalf,
accompagnati da Aragorn, Legolas e Gimli, si recano dunque al cospetto di Saruman,
dove i compagni si riuniscono agli hobbit. Gandalf priva Saruman del suo bastone
da stregone, e lo bandisce dall’ordine. Gli ent resteranno a guardia di
Orthanc, trasformata nella prigione di Saruman.
Meriadoc lo hobbit, giura fedeltà a Sire Theoden, e diventa scudiero
di Rohan. Gandalf e Peregrino partono in direzione di Gondor.
Nell’oscurità di Cirith Ungol, Gollum scompare e Frodo viene attaccato
ed avvelenato da Shelob. In seguito Sam riesce a mettere in fuga l’aracnide
e si convince della morte del suo amico, facendosi poi carico della missione
dell’anello, entra a Mordor da solo. Sentendo gli orchetti parlare di
un prigioniero, si rende conto di aver fatto un errore, e si avventura nella
torre di guardia, alla ricerca del suo amato padrone.
Il Ritorno del Re
Una volta ritrovato e liberato Frodo, gli hobbit, travestiti da orchetti, attraversano
la desolazione di Mordor, alla ricerca del Monte Fato.
I pensieri di Sauron, sono rivolti ad Ovest, in quanto é convinto che
qualcuno userà il suo anello per muovergli guerra aperta. Concentra tutti
i suoi sforzi per la distruzione di Gondor.
Gandalf giunge al cospetto di Denethor, e lo consiglia sul da farsi. L’orgoglioso
sovrintendente, non ascolta i consigli dello stregone. Peregrino viene assegnato
alla guardia di Gondor. Lo stregone parte nuovamente verso le battaglie.
Ad Edoras giunge un messo di Elrond per Aragorn, che gli ricorda il suo destino
di erede di Isildur. Questi, muove con un manipolo di coraggiosi verso il Sentiero
dei morti, un’antica via, ormai in disuso, infestata dai fantasmi di soldati
che tradirono Isildur, ai tempi della prima guerra contro Sauron. Aragorn domina
e guida i morti, che lo sostengono in battaglia, contro i Corsari di Umbar,
alleati di Sauron, provenienti dal sud.
Rohan parte verso la guerra, in aiuto di Gondor. Re Theoden viene schiacciato
in battaglia dal signore dei nazgul, che viene a sua volta ucciso da Meriadoc
lo hobbit, e da Eowyn, la nipote del re.
La battaglia prosegue cruenta, fa impazzire Denethor che si da fuoco. Peregrino
si riunisce a Gandalf, ed ai cavalieri di Rohan nei combattimenti. Gli orchi
gioiscono, alla vista delle nere navi in arrivo da sud, ma vengono falciati
a sorpresa da Aragorn e dal suo esercito, che si sono impossessati delle navi
dei corsari sconfitti in precedenza.
La battaglia é vinta, ma la guerra incalza. Aragorn viene riconosciuto
come erede al trono di Gondor, ma rifiuta ogni onorificienza. Parte invece,
in direzione del Morannon, con una schiera di combattenti, accompagnato da Gandalf,
Legolas e Gimli. La possenza del cancello nero intimorisce le schiere alleate.
Il Morannon si apre, ed un nero araldo si presenta come “la bocca di Sauron”
e mostra gli oggetti appartenuti a Frodo e Sam. Il terrore si dipinge sui volti
di Gandalf ed Aragorn. Il portatore dell’anello é dunque stato
ucciso? La speranza svanisce dalle loro menti.
Ad un tratto, tutti trasalgono. Le grandi aquile, guidate dal loro signore
Gwaihir, giungono a supporto dei capitani dell’ovest. Ad un tratto, nei
cieli, gli spettri, a cavallo di bestie alate si voltano, e fuggono. Gandalf
leva allora la sua voce: “fermatevi e aspettate! Questa é l’ora
del fato”
Sam e Frodo, fra mille stenti, giungono finalmente alla voragine di fuoco di
Monte Fato. Frodo estrae l’anello, e con una folle luce negli occhi, cede
al suo potere, arrogandosene il possesso. Dalle ombre una figura balza oltre
Sam, e si getta addosso a Frodo, che indossa l’anello. É Gollum,
che con un morso stacca dito ed anello dalla mano di Frodo, e, pazzo per la
gioia di aver riconquistato il suo tesoro, inciampa, e cade nelle fiamme.
Il regno di Sauron é finito. Mordor é in rovina, e le aquile
traggono in salvo Frodo e Sam. A Gondor, Aragorn viene incoronato Re, con grandi
festeggiamenti. Gli hobbit vengono lodati ed onorati.
Diverso tempo dopo l’incoronazione, gli hobbit si avviano verso casa,
e giunti al limitare della Contea, si rendono conto che un oscuro potere ha
infine invaso anche la loro amata terra, deturpandola. Ormai cresciuti, e veterani
della grande guerra, guidano la rivolta del popolo hobbit, contro gli uomini
crudeli che avevano invaso il loro paese. Lo scontro finale, avviene proprio
davanti a casa di Frodo, in cui Sharkey, il condottiero degli uomini, si scopre
essere nient’altri che Saruman, fuggito al controllo degli Ent. Messo
alle strette, Vermilinguo accoltella Saruman alle spalle, e viene poi trafitto
dalle frecce degli hobbit. É la fine dell’oscurità, e gli
hobbit si mettono al lavoro per depurare il male inferto al loro amato paese.
I giorni degli anelli sono ormai finiti, e la vita nella Terra di Mezzo riprende,
sotto il dominio di Re Aragorn Elessar. Al portatore dell’anello, viene
concesso di partire con le ultime navi degli elfi, verso Valinor, la dimora
degli dei, insieme a Gandalf, Galadriel e gli ultimi elfi della Terra di Mezzo.
Il loro tempo è finito, inizia una nuova era. L’era degli uomini.
Poesia di Bilbo per Aragorn:
"Non tutto quel ch'è oro brilla,
Né gli erranti son perduti;
Il vecchio ch'é forte non s'aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L'Ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E Re quei ch'è senza corona."
Analisi dei personaggi
Gandalf:
è uno stregone, uno dei Maiar (simili agli angeli della cultura cristiana)
inviato sulla Terra di Mezzo nella terza era per incoraggiare la resistenza
contro Sauron. Alla propria incoronazione, di lui Aragorn dice “... è
stato lui il fautore di tutto ciò, e questa è la sua vittoria”.
Al suo dito era Narya, l’anello di fuoco.
Frodo Baggins:
33 anni all’inizio del libro, 50 quando parte da casa Baggins. Ha i capelli
castani e gli occhi blu.
Orfano di entrambi i genitori, viene adottato dallo zio Bilbo.
A differenza degli altri Hobbit ama molto camminare nei boschi ed è molto
curioso, ma come a tutti quelli della sua razza piace mangiare (gli Hobbit fanno
6 pasti abbondanti al giorno), bere birra e fumare l’erba pipa.
Ha ricevuto l’anello in eredità quando Bilbo è partito per
le terre selvagge. Inizialmente l’anello non lo influenza a parte per
il fatto che non invecchia fisicamente, ma durante il viaggio l’anello
manifesta la sua forza di volontà per farsi trovare da Sauron.
Durante il viaggio Frodo prende coscienza del fatto che la sua è un’impresa
disperata, ma nonostante questo va avanti perché è talmente disperato
che non vede altra strada che quella per Mordor anche se sembra segnare la sua
morte.
Samvise Gamgee:
È piuttosto grassoccio ed ha i capelli castani. È il giardiniere
e grande amico di Frodo. È molto tranquillo, di giorno sistema il giardino
di casa Baggins e la sera a volte va alla locanda “Drago Verde”
a Lungaque dove lavora Rosie, di cui Sam è innamorato.
£Inizialmente non vorrebbe lasciare la contea, alla quale è molto
legato, ma per nulla al mondo lascerebbe partire Frodo senza di lui è
anche curioso di vedere gli Elfi dai quali è rimasto affascinato durante
i racconti di Bilbo.
Quando lui e Frodo si separano dal resto della compagnia fa il possibile per
sostenerlo moralmente, anche se lui stesso ad un certo punto del viaggio è
demotivato resta attaccato al quel poco di speranza che gli rimane per portare
a termine la missione.
Smeagol/Gollum:
Un tempo era un hobbit e portava i segni di lunghi anni trascorsi sotto terra
a vegliare, essendone però posseduto, l’unico anello, che chiamava
“mio tesssoro” illudendosi che fosse il suo regalo di compleanno.
Perse il suo anello all’interno delle Montagne Nebbiose dove venne trovato
da Bilbo Baggins.
Aragorn:
Il vero erede di Isildur si presenta agli hobbit come un ramingo, ed in effetti
era l’ultimo capitano dei Dunedain, la sua gente. Dopo la guerra dell’anello,
restaurò i regni del nord e del sud.
Aragorn possedeva le caratteristiche di un grande re dei tempi passati: le sue
mani avevano poteri curativi, era umile e per anni si era sacrificato nascondendosi
come un ramingo. In lui splendeva la sapienza di Numenor, il più grande
degli antichi regni degli uomini.
Analisi del testo
Il Consiglio di Elrond
Il capitolo è uno dei passaggi più importanti del libro, qui viene
riassunta la storia dell’anello e se ne spiegano i poteri.
La scena si svolge a Gran Burrone quando Frodo ha ripreso le forze ed i rappresentanti
dei popoli liberi della Terra di Mezzo sono riuniti nella dimora di Elrond.
Durante il consiglio i relatori presentano la propria visione della situazione
nella Terra di Mezzo che li riguarda. Dagli elfi giunge la notizia della fuga
di Gollum. Dagli uomini arrivano gli echi della guerra in corso. Gandalf comunica
il tradimento di Saruman.
Viene riconosciuto il potere dell’anello, e dichiarata indispensabile
la sua distruzione. Il metodo, poco ortodosso, sconvolge, malgrado provenga
dai più saggi della Terra di Mezzo, tutti i presenti. Portare segretamente
l’anello tra le fauci del grande nemico, e gettarlo nelle fiamme del Monte
Fato, il fuoco dove é stato creato.
La speranza dei saggi, risiede nel fatto che Sauron, non si aspetterebbe minimamente
che i suoi nemici, in possesso del suo tesoro più grande, potrebbero
rinunciare ai suoi poteri, e cercare di distruggerlo, infatti, scatena una grande
guerra, cercando di annientarli prima che questi siano troppo potenti.
Per la missione vengono scelti rappresentanti delle varie stirpi. Elrond stabilisce
che nove, dovranno essere i compagni, che contrasteranno i nove spettri dell’anello,
e saranno in numero sufficientemente piccolo per non essere scoperti.
Frodo, inaspettatamente, si offre di portare l’anello, e subito viene
affiancato da Sam, che si rifiuta categoricamente di dividersi dal suo padrone.
(nel capitolo successivo “L’anello va a Sud” verrà
formata l’intera compagnia dell’anello).
Il tema centrale del capitolo, é la comprensione del potere dell’anello,
e della sua essenza malefica. L’anello é stato forgiato da Sauron
stesso, che vi ha riversato buona parte del proprio potere e della propria volontà.
Un essere vivente che lo utilizzi, verrà lentamente sopraffatto dalla
volontà dell’anello, e verrà piegato al male e ridotto in
rovina. I saggi presenti al consiglio, lo temono in particolar modo, in quanto
una persona dotata delle capacità di usare i poteri dell’anello,
verrebbe lentamente corrotto, diventando a sua volta una potenza oscura, al
pari di Sauron.
Boromir figlio di Denethor, non riesce a capire l’entità malvagia
di questo gioiello, e che questo non possa venire usato a fin di bene, o come
arma contro il nemico, a meno di non voler diventare un suo pari. Questa sua
incomprensione, sarà la sua stessa rovina, quando la volontà dell’anello
infine lo tenterà direttamente.
La contrapposizione del bene e del male e le scelte dei personaggi, sono il
tema centrale, e ricorrente di tutto “Il Signore degli Anelli”.
L’autore pone una particolare enfasi sull’umiltà, e la forza
dei piccoli, ma onesti, a dispetto della forza bruta, e dell’uso delle
armi. L’esempio più adatto, é che non é Aragorn,
erede al trono di Gondor e possente guerriero, a sconfiggere infine il male,
ma due piccoli hobbit, supportati solo dall’amore reciproco e dalla volontà
che li guida. Sam, in particolare, un giardiniere e servo, si trova solo, di
fronte alla scelta di continuare la disperata missione, sul corpo esanime di
Frodo, all’ingresso di Mordor.
Il male, dal canto suo, corrompe uno dei più potenti stregoni della
Terra di Mezzo, Saruman, che devia dalla sua missione come guida dei popoli
liberi, e cerca con tutte le sue forze di ottenere l’anello per sè,
ed ottenere il dominio dell’anello e del mondo.
Al tempo stesso, il male viene considerato miope, in quanto incapace di comprendere
il sentimento di bontà, e di compassione, che guidano gli eroi che vogliono
liberare la Terra di Mezzo dal pericolo dell’anello e dell’Oscuro
Signore.
L’autore mette così in evidenza i valori a lui più cari:
l’amicizia e la fedeltà.
Lo Hobbit
Riassunto
Lo hobbit Bilbo Baggins vive tranquillo nello sua casa, fino a quando un giorno
si presenta alla sua porta lo stregone Gandalf che lo coinvolge in uno strano
viaggio.
Il giorno dopo l’incontro con Gandalf, si presentano a Casa Baggins tredici
nani, coi quali deve raggiungere la Montagna solitaria e scacciare il drago
Smog per riconquistare il tesoro custodito dal drago.
Una notte la spedizione incontra tre uomini neri che catturano Bilbo e i suoi
compagni, fortunatamente Gandalf interviene facendo litigare gli uomini neri
fino al sorgere del sole, infatti gli uomini neri non possono stare alla luce
del giorno, e con i primi raggi del sole si trasformano in statue di pietra.
Dopo alcuni giorni di viaggio giungono alla dimora di Elrond il mezz’elfo,
il quale li aiuta a decifrare una parte della mappa con le indicazioni per la
porta segreta sotto la montagna. La permanenza da Elrond però dura pochi
giorni e ben presto si rimettono in cammino per oltrepassare le montagne.
Durante una tappa notturna i viaggiatori si scontrano con un gruppo di Orchi,
durante la fuga Bilbo si perde per le caverne e, nonostante cercasse la via
d’uscita, arriva nelle profondità della grotta.
Sempre alla ricerca della via giusta lo hobbit arriva fino ad un laghetto sotterraneo
dove incontra una strana creatura di nome Gollum.
Inizialmente Gollum cerca di assalire Bilbo, ma lo hobbit ha con se una spada
donatagli da Elrond. Bilbo si rende conto che senza aiuto non è in grado
di uscire dalla grotta, allora i due trovano una soluzione particolare per decidere
se Gollum debba aiutare Bilbo o meno: una gara di indovinelli, cosa in cui gli
hobbit sono abilissimi.
Mentre pensa al prossimo indovinello da fare Bilbo si mette una mano in tasca
e soprappensiero chiede a se stesso “Cos’ho in tasca?”,dimenticatosi
di aver raccolto un anello poco prima di arrivare al lago. Gollum crede che
sia un indovinello, ma non sa dare risposta e Bilbo vince la gara, ma Gollum
infuriato per la sconfitta non vuole mantenere la promessa di indicare la via
all’hobbit e cerca nuovamente di aggredirlo.
Durante la fuga Bilbo scopre che indossando l’anello diventa invisibile,
in questo modo scampa anche agli orchi e riesce a ricongiungersi al resto del
gruppo.
Il viaggio procede fino a Bosco atro dove la compagnia si scontra con i ragni
giganti che abitano la foresta. Superato anche questo pericolo la spedizione
si imbatte negli elfi silvani, i quali non sono in buoni rapporti con i nani,
e la compagnia viene fatta prigioniera.
Bilbo, che è l’unico a non essere stato catturato, fa evadere i
compagni dentro a delle botti vuote con le quali navigano sul fiume fino ai
pressi di Pontelagolungo, una città abitata da uomini dove vengono ben
accolti.
Alcuni giorni dopo la compagnia si dirige alla Montagna Solitaria, trovano l’entrata
ma resta il problema di scacciare il drago.
Di notte il drago si allontana dalla sua tana per andare a caccia, così
una notte, in accordo con gli uomini di Pontelagolungo, viene tesa un imboscata
a Smog, un arciere riesce a colpire l’unico punto della pancia del drago
che non è coperta dalle pietre del suo giaciglio di preziosi rimastegli
incastrate nella pelle.
Il drago è finalmente sconfitto e i nani posso tornare in possesso della
dimora dei loro padri.
Bilbo torna a casa con la sua ricompensa, sulla quale si fantasticherà
a lungo nella contea.
Silmarillion
Riassunto del capitolo: “Ainulindalë - La Musica degli Ainur”
La Musica degli Ainur, detta anche grande musica, grande canto o “Ainulindalë”,
è il racconto della creazione del mondo.
La musica esprime lo schema della creazione del disegno di Iluvatar, il creatore,
e si pone in parallelo alla creazione del mondo secondo la tradizione cattolica.
La musica si sviluppa in tre parti. La prima, in cui agli Ainur, esseri paragonabili
ad angeli, è concesso creare liberamente seguendo la traccia di Iluvatar,
presenta la forma del mondo che deve essere ancora creato. In esso Melkor, l’Ainur
malvagio, introduce una dissonanza per dare più importanza al suo ruolo.
Nonostante la discordanza creata, Iluvatar lascia proseguire la musica e la
interrompe solo per introdurre un nuovo tema. In quest’ultimo Melkor aumenta
il fragore, creando una battaglia di suoni ancora più grande della precedente.
Ancora una volta Iluvatar interrompe il canto solo per proporre un altro soggetto.
Questa volta la musica si divide in due correnti, diverse ma complementari,
che si scontrano fino a far oscillare le aule del creatore. La terza volta Iluvatar
interrompe la musica per porle fine.
Allora Iluvatar mostra agli Ainur la loro creazione e fa notare che tutto ciò
che esiste è nato dalla sua mente, anche la dissonanza di Melkor,poiché
essi stessi sono nati dal suo pensiero, e che quello che hanno cantato ha preso
forma più magnifica di quanto potessero immaginare.
Iluvatar concede, a chi degli Ainur lo desidera, di andare in Arda, è
questo il nome dato al mondo, e completare l’opera a condizione che essi
ne siano la vita e il mondo la loro. Per questo motivo gli Ainur che vi si recano
sono chiamati Valar, le Potenza del Mondo.
Quando i Valar arrivano in Arda si rendono conto che ciò che avevano
visto non era altro che una proiezione di come sarebbe diventata e che il loro
compito è dare forma alla visione.
Cominciano così a rendere reale il loro canto. Ben presto però,
Melkor desidera dominare tutte le cose e comincia la battaglia tra lui e gli
altri Valar per il dominio di Arda.
Gli elfi conoscono poco di questa battaglia perché i Valar non raccontarono
mai molto di ciò che accadde. Si sa che i Valar fecero il possibile per
preparare Arda per la venuta dei figli di Iluvatar, ma Melkor distruggeva e
devastava ogni opera. Nonostante i sabotaggi di Melkor, Varda prese forma e
la dimora dei figli di Iluvatar venne plasmata.
Biografia dell’autrice
Fabiana Redivo
Triestina e madre di un maschietto di cinque anni, ha esordito nella Fantacollana
nel 2000 con i romanzi "Il figlio delle tempeste" al quale sono seguiti
"La pietra degli elementi" e "Il seme perduto", formando
così una delle più apprezzate trilogie fantasy degli ultimi anni,
che ha riscosso un entusiasmante successo e che è stata scelta da editori
stranieri per la traduzione in francese, tedesco e spagnolo.
Ora con IL FIGLIO DEL VENTO l'autrice riprende le avventure del Mago Derbeer
il quale deve insegnare al piccolo Elias a utilizzare il suo enorme potere magico
per sconfiggere la malefica Soth, e riportare pace e tranquillità tra
i popoli del mondo.
Trilogia di Derbeer dei Mille Anni
Riassunto breve:
Il libro è ambientato in una terra immaginaria, abitata da quattro popoli,
corrispondenti ai quattro elementi: Harj (Aria), Hydara (Acqua), Afra (Terra)
e Pyrxos (Fuoco), i quali devono vivere in armonia tra loro altrimenti verranno
distrutti.
Come simbolo dell’equilibrio ogni mille anni i quattro popoli si radunano
per celebrare la festa del nuovo millennio durante la quale avviene un’eclissi
di sole.
Il Figlio delle Tempeste
Sakumer, re del popolo del fuoco, vuole conquistare tutti i regni cominciando
dal regno Afra col quale confina. Manda Pyr-Kravos, suo primo ministro e sacerdote
di Pyrxos, a invitare la regina degli Afran, Harjdia, nel Kar-Vultan per far
visita a Dara, moglie di Sakumer e zia di Harjdia,ma la regina Afran capisce
che è solo una scusa per trattenerla nel Kar-Vultan e invadere il suo
paese, quindi decide di mandare il suo capitano della guardia, Elias, nella
capitale Pyrikoi; con la scusa di portare una lettera a Dara, Elias deve riuscire
a portare via la regina del Kar-Vultan.
Elias, che è metà Afran e metà Harjni, va a trovare sua
madre nell’accampamento dei figli del vento per chiederle consiglio sul
viaggio, qui incontra Derbeer, il quale è andato a chiedere informazioni
sulla doppia eclisse che stranamente si verificherà proprio durante la
festa del nuovo millennio; la madre di Elias convince Derbeer ad accompagnare
il figlio nel suo viaggio per aiutarlo.
Il giorno della festa, come previsto da Derbeer, si verifica la doppia eclissi;
durante questo strano avvenimento si libera Soht, la madre di tutte le distruzioni,
che arruola come suoi fedeli tutti coloro che hanno uno spirito malvagio, e
poiché non è ancora abbastanza potente per avere un corpo suo
si fa ospitare da Sakumer.
Durante il viaggio Elias e Derbeer vengono affidati a Tay, un servitore di Pyr-Kravos,
che li aiuta a evitare gli imbrogli e i tentativi di ucciderli del sacerdote.
Nella capitale del Kar-Vultan, Elias e Derbeer incontrano Chitan-Mihai, un ladro
Harjni che li aiuta a prendere Dara a fuggire dalla città.
La Pietra degli Elementi
Alla fuga si aggiungono Luna, una damigella di Dara, e Tay.
Grazie a Bomur, lo spiritello di fuoco che Pyrxos ha inviato per proteggerli,
trovano degli antichi passaggi sotterranei che portano lontano dalla capitale.
Durante una sosta notturna in una caverna, Derbeer incontra un uomo anziano
che scopre essere il cronista del millennio passato, l’uomo passa al mago
il compito di scrivere le cronache del nuovo millennio.
Il viaggio prosegue senza grossi problemi fino alla Montagna Solitaria, sulla
cui vetta abita Alja, sacerdotessa di Afra e guardiana dell’armonia tra
gli elementi, qui i compagni si dividono, ognuno deve seguire le proprie orme
nel vento.
Tay scopre di essere l’erede di Sakumer e si dirige nella nascosta valle
di Gorys per organizzare i gruppi di ribelli, Dara e Luna si fermano con Alja
in attesa che la regina guarisca del tutto, Elias Derbeer, Mihai e Gaia partono
in direzione di Afra.
Intanto la guerra tra il regno del Fuoco e dell’Acqua è scoppiata,
Sakumer avanza rapidamente, sostenuto dal potere malefico di Soht.
Il Seme Perduto
Elias riesce a tornare alla capitale Afran appena in tempo prima che le armate
del Kar-Vultan sfondino i confini. La regina Afran ed il capitano della guardia
possono finalmente sposarsi, mentre Derbeer torna a Talassia per consultare
i suoi libri e cercare un modo per sconfiggere Soht.
L’esercito Afran non riesce a fronteggiare quello Pyrikoi ed Elias e Harjdia
sono costretti a rifugiarsi in una fortezza vicino al mare.
Quando l’esercito di Sakumer è ormai ai piedi della fortezza il
re Pyrikoi sfida Elias in duello, il neo re Afran viene sconfitto, ma Derbeer
torna in tempo prima che Elias spiri e riesce a convincere gli spiriti degli
elementi a proteggere la fortezza finché il bambino di cui Harjdia è
incinta non sarà cresciuto ed in grado di fronteggiare Soht.
Come protezione alla fortezza gli spiriti creano delle nebbie invalicabili,
che non si dissolveranno finché anche l’ultimo abitante della fortezza
sarà in vita.
Dieci anni dopo la terribile battaglia un carro Harjni arriva nei pressi della
fortezza, per un breve periodo le nebbie si diradano e ad attendere sulla porta
c’è Harjdia con in braccio un bambino. Il carro è guidato
da Selima, la madre di Elias, e suo fratello che prendono in custodia il piccolo
per portarlo nelle terre degli Harjni.
Quando Selima ha in braccio il bambino, chiamato anche lui Elias, le nebbie
si infittiscono nuovamente.
Il carro si allontana da quel triste luogo verso le terre dei figli del vento.
Bibliografia
Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien, Rusconi
La Compagnia dell’Anello, J.R.R. Tolkien, Bompiani
Le Due Torri, J.R.R. Tolkien, Bompiani
Il Ritorno del Re, J.R.R. Tolkien, Bompiani
Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien, Bompiani
Tolkien e il Signore degli Anelli, Guida alla Terra di Mezzo, Colien
Duriez, Gribaudi
L’Atlante della Terra di Mezzo di Tolkien, Karen Wynn Fonstad,
Bompiani
Il Figlio delle Tempeste, F. Redivo, Editrice Nord
La Pietra degli Elementi, F. Redivo, Editrice Nord
Il Seme Perduto, F. Redivo, Editrice Nord
http://immaginario.net/biblio/
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