Trattati, tesi e saggi

Il Fantasy

di Wilwarin
 

Saggio di Wiwarin

Il Fantasy

Negli ultimi anni la fantasy ha conquistato uno spazio letterario e editoriale sempre maggiore, grazie soprattutto a una scuola di autori validissimi e innovativi. La fantasy è oggi un genere maturo e complesso, al cui interno è possibile trovare una grande varietà di temi e stili.
Per definire il termine 'fantasy' è necessario analizzare prima di tutto le differenze con un genere letterario apparentemente affine, la fantascienza.
I due generi infatti, pur se strettamente imparentati, letterariamente e editorialmente, presentano differenze sostanziali. Il critico inglese Peter Nicholls, una delle voci più autorevoli nel campo, ricorda nella sua Encyclopaedia of Science Fiction (alla voce 'fantasy') come spesso si affermi che fantasy e fantascienza stanno insieme come il 'fish and chips', cioè il pesce e le patatine che si vendono nei chioschi e nei locali inglesi. Questo paragone non è corretto: infatti se le patatine non sono certo ricavate dal pesce (o viceversa), si potrebbe invece sostenere che la fantascienza è in qualche modo un sottogenere della fantasy o della letteratura fantastica in senso più generale, o ancora che la fantasy moderna è un'emanazione del fantastico che si è sviluppata a partire dalla fantascienza negli anni quaranta.
Come sostiene Darko Suvin, una distinzione tra i due generi è necessaria. Suvin utilizza a tale scopo la teoria degli insiemi, partendo dall'opposizione tra narrativa realistica o mimetica, e narrativa fantastica, ed evidenziando all'interno di questo insieme un sottoinsieme che corrisponde alla fantascienza.
Per definire questo sottoinsieme e distinguerlo dall'ulteriore campo costituito dalla fantasy, potremmo dire che le storie di fantascienza, che di norma non imitano gli eventi del mondo reale e sono ambientate nel futuro o in un presente alternativo, cercano tuttavia di convincere il lettore che gli eventi narrati, per quanto immaginari, hanno una spiegazione razionale.
Probabilmente un elemento chiave nella connotazione di un'opera di fantascienza è l'estrapolazione scientifica. Con questo termine si indica quel procedimento che si appropria di argomenti e tematiche della contemporaneità (principalmente di tipo tecnico-scientifico, ma anche sociali e culturali) per ricavarne le conseguenze più estreme e inconsuete. In fondo, l'idea del viaggio spaziale non è altro che un'estrapolazione di alcune teorie scientifiche o pseudo-scientifiche, e la formula classica di Einstein sull'equivalenza tra materia ed energia ha ispirato racconti sull'energia atomica e sui viaggi nel tempo. L'estrapolazione può anche essere sociale, come nel caso del classico I mercanti dello spazio di Frederik Pohl e C.M. Kornbluth, in cui si portano a conseguenze volutamente paradossali il potere delle compagnie pubblicitarie.
In tempi recenti alcuni critici del settore hanno tentato di ridefinire la fantascienza in base alle suddette argomentazioni, cambiandone il nome in speculative fiction, vale a dire letteratura speculativa, che specula sulle attuali conoscenze o possibilità tecniche, sociali, culturali e scientifiche in genere.
Quindi una definizione che potrebbe includere gran parte (se non tutto) di ciò che si pubblica oggi nel mondo sotto il nome di fantascienza potrebbe essere la seguente: la fantascienza è un genere di letteratura che si basa su un qualche tipo di possibilità/estrapolazione scientifica e che sviluppa l'intreccio narrativo seguendo regole razionali.
Questa definizione lascia fuori tutto ciò che non si basa su regole scientifiche o razionali, come appunto la fantasy e l'horror, che sono due generi collaterali ma distinti. Le conoscenze scientifiche devono sempre far parte integrante del background di una storia di science-fiction: la magia non può funzionare, a meno che l'autore non riesca a inventare una spiegazione o una teoria pseudo-scientifica per giustificare avvenimenti “magici”.
La differenza tra la fantascienza e la fantasy contemporanea (maghi, stregoni, cavalieri ed eroi, principesse e draghi, per intenderci) sta appunto in questa distinzione: mentre lo scrittore di fantasy può dare per scontato qualsiasi avvenimento magico e stupefacente (anzi, la sua bravura sta proprio nel saperli creare e metterli in scena), l'autore di fantascienza deve sempre giustificare tecnicamente in modo più o meno chiaro quanto accade nelle sue opere. Ovviamente non sempre è facile tracciare una netta linea di separazione tra i due generi, e capita spesso che gli esperti e gli appassionati siano in disaccordo nel considerare alcune opere come fantasy o fantascienza: è il caso per esempio del ciclo dei draghi della McCaffrey, che inserisce elementi tipici della fantasy (i draghi appunto, le fortezze, i clan nobiliari, un background vagamente medievale) in un contesto di esplorazione planetaria.
La fantasy è comunque una forma letteraria molto antica. In effetti, sino al diciottesimo secolo e alla nascita dell'illuminismo, quando si cominciò a credere che i misteri dell'universo potessero venire risolti dalla ragione umana e dall'analisi dei fenomeni naturali, la fantascienza non aveva basi teoriche su cui poggiarsi. Soltanto nel diciannovesimo secolo la narrativa basata sulla speculazione scientifica acquista un ruolo importante: l'Ottocento è il secolo della rivoluzione industriale, l'epoca in cui le scoperte scientifiche (la locomotiva, il telegrafo, il telefono, ecc.) introducono grandi cambiamenti nella vita quotidiana.
Tutta la narrativa “non mimetica” composta prima del diciottesimo secolo potrebbe venir considerata come una forma di fantasy, dall'epica sumerica di Gilgamesh all'Odissea di Omero, dall'Eneide di Virgilio ai miti celtici e nordici in genere, fino a Shakespeare (La tempesta, per esempio), al Faerie Queene di Spenser, alle leggende del ciclo arturiano, ai Nibelunghi. In questa accezione del termine, probabilmente la più antica storia fantasy è l'epopea di Gilgamesh. La versione più completa di questa storia risale a circa tremila anni fa, e forse ha origine mille anni prima.
Gilgamesh era un leggendario re di Ur, e l'epopea narra le sue gesta meravigliose alla ricerca del segreto dell'immortalità in terre strane e inesplorate. In questa storia si trovano già perfettamente espressi alcuni elementi tipici della fantasy moderna, come l'eroe dai poteri sovrumani, il viaggio in mondi ignoti, la ricerca di una sostanza o di un potere miracoloso, la scoperta e l'acquisizione di nuove conoscenze.
Le origini della fantasy risalgono dunque all'infanzia dell'umanità, nella forma del mito e dell'epica, e successivamente nell'epopea medievale. Le fonti a noi più vicine della fantasy moderna prendono comunque consistenza alla fine del diciottesimo secolo. Horace Walpole introdusse il racconto gotico di orrore sovrannaturale in Inghilterra nel 1765, con la pubblicazione de Il castello d'Otranto, mentre Sir Walter Scott sviluppò la tradizione del romanzo d'avventura cavalleresca con il suo Ivanhoe. Hans Christian Andersen e i fratelli Grimm raccolsero le fiabe e le leggende della tradizione orale europea, e Antonine Galland e altri tradussero in quel periodo alcuni fondamentali testi orientali come Le mille e una notte.
Tutti questi elementi si ritrovano in vari gradi nella fantasy moderna. Le influenze citate sono state molto importanti per gli autori della fine dell'Ottocento e dell'inizio del Novecento che vengono considerati i veri progenitori della fantasy.
Ma come si caratterizza la fantasy moderna? In sostanza, potremmo dire che una storia di fantasy è una storia dove esiste la magia, una storia ambientata che includa la magia non razionalizzata come parte integrante del mondo quotidiano. E poiché sulla nostra Terra non ci pare che esistano luoghi dove agiscano i poteri magici, i racconti di questo genere implicano la creazione di un mondo immaginario, di un 'ambiente' inventato totalmente dall'autore.
Uno dei primi scrittori di fantasy moderna nel senso appena citato fu William Morris, multiforme protagonista della fine dell'Ottocento inglese, artista, decoratore, poeta, editore, riformatore sociale, romanziere e iniziatore del movimento preraffaelita.
In una serie di romanzi tra cui Il pozzo alla fine del mondo (The Well at the World's End) e Il bosco oltre il mondo (The Wood Beyond the World), composti verso il 1880, pose le basi della fantasy moderna assemblando tutti gli elementi delle fonti letterarie sopraccitate.
Prima di Morris esiste una quantità di testi che si potrebbero definire fantasy: romanzi mitologici, arturiani, teosofici, dell'occulto, alchemici, mistici. Dopo di lui la storia della fantasy prende un'altra piega: diventa fondamentale la creazione di una vicenda fantastica ambientata in un mondo e in un tempo immaginario, nel passato o nel futuro, dove vigono le leggi della magia e dell'irrazionale, e regole non scientifiche e scientificamente inspiegabili.
All'inizio di questo secolo altri autori continuarono lungo la strada intrapresa da Morris: lord Dunsany in particolare adattò il genere alla forma del racconto breve, mentre E.R. Eddison lo portò all'apice stilistico in un grandiosa saga barocca (Il Serpente Ouroboros, ambientato nella terra fantastica di Zimiamvia), mentre James Branch Cabell ne sviluppò l'elemento ironico nell'elegante serie di Poictesme.
Negli anni Venti e Trenta il sorgere di nuove riviste come Weird Tales e successivamente Unknown Worlds aprì nuovi mercati e nuovi orizzonti agli scrittori di fantasy.
Robert Erwin Howard, Clark Ashton Smith, Howard Phillips Lovecraft, Catherine Lucille Moore furono i più importanti. Robert Howard, in particolare, merita una citazione a parte per l'impulso dato al genere con le sue storie di Conan il cimmero, un gigantesco barbaro con una montagna di muscoli e una folta massa di capelli corvini, sempre alle prese con mostri, stregoni, re e principesse in una terra immaginaria del lontano passato. Molti critici ritengono che sia stato Howard il vero creatore delle fantasy eroica moderna, o perlomeno di quel sottogenere più rude e violento chiamato “spada e magia” (sword and sorcery), pieno d'azione e avventura, con eroi ambiziosi e un po' brutali, dalla inceredibile forza fisica.
Tra gli altri autori, Lovecraft in realtà è al margine del genere, in quanto ha prediletto soprattutto le storie del sovrannaturale che lo hanno fatto considerare un capostipite dell'orrore moderno. In termini di forza letteraria e stilistica Catherine Lucille Moore è probabilmente la più dotata, e le sue storie di Jirel Joiry, di una regina-amazzone di un'immaginaria Francia medievale, e di Northwest Smith, astronauta di un mitico futuro, sono un'ottima teastimonianza. Clark Ashton Smith, anch'egli scrittore dallo stile finissimo, ha avuto una profonda influenza su molti autori successivi, tra cui sicuramente Jack Vance. I suoi racconti, macabri e barocchi, sono veri e propri capolavori di horror fantastico.
La nascita di Unknown nel 1939 contribuì a dare nuovo vigore al genere e ad aprire nuove prospettive, dato che il suo direttore, John Wood Campbell jr, (che era anche direttore di Astounding, la più importante rivista di fantascienza dell'epoca), voleva che gli autori ponessero maggiore enfasi sulla logica delle storie invece di privilegiare gli elementi magici e sovrannaturali. Degli scrittori che pubblicarono su questa rivista ricordiamo in particolare Fritz Leiber, con la sua vivace serie di Fafhrd e dell'Acchiappatopi Grigio, e Lyon Sprague de Camp, che da solo o in collaborazione con Fletcher Pratt scrisse un gran quantità di opere fantasy basate sui miti medievali e cavallereschi
La seconda metà degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta fu un periodo piuttosto contraddittorio per la fantasy. Senza la pubblicazione in volume da parte della Gnome Press (a cura dello stesso de Camp) delle opere di Robert Howard e soprattutto l'uscita di quel grandioso capolavoro che è Il Signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, probabilmente la fantasy moderna si sarebbe estinta come genere.
Quando l'opera di Tolkien cominciò a essere conosciuta e apprezzata in modo sempre maggiore dal grande pubblico verso gli inizi degli anni Sessanta, gli editori si lanciarono in una furiosa competizione per soddisfare l'appetito evidente dei lettori per questo nuovo genere di narrativa.
La lunghissima, ricchissima e magnifica epica di Tolkien riprendeva tutti gli elementi più classici delle saghe nordiche e delle fiabe fondendoli in qualcosa di nuovo e unico (non va dimenticato che Tolkien era un grande studioso di letteratura inglese e che insegnò per molti anni all'università di Oxford).
Probabilmente la saga di Tolkien è altrettanto importante, se non di più, per la storia e lo sviluppo della fantasy moderna, dell'opera di Howard. In realtà i due scrittori rappresentano proprio gli opposti estremi delle possibilità del genere.
Le storie di Howard sono infatti l'esaltazione di eroi dalla grande forza fisica, mentre la trilogia degli Anelli di Tolkien è un colossale affresco sulla lotta tra il bene e il male, e rappresenta contenuti profondamente morali come la difesa dei valori tradizionali (tanto che alcuni critici considerano Tolkien come un autore politicamente conservatore). L'unica cosa che i due avevano in comune era la passione per la creazione di mondi fantastici e magici, dove l'eroismo è l'unica forma di lotta contro il male, anche se gli eroi di Howard sono grossi e muscolosi e quelli di Tolkien dei teneri nanerottoli. Assieme i due scrittori rappresentano la più importante influenza sullo sviluppo attuale del genere.
Dagli anni Sessanta assistiamo a una fioritura straordinaria e a un successo enorme e senza precedenti in tutto il mondo: la fantasy non avrebbe più conosciuto momenti di flessione.
Ricordiamo tra gli autori più significativi degli ultimi decenni Andre Norton, Jack Vance, Poul Anderson, Michael Moorcock, Katherine Kurtz, Tanith Lee, Marion Zimmer Bradley, per finire con i maestri più recenti, come Harry Turtledove e Terry Goodkind, e soprattutto il grandissimo David Gemmell con la saga dei Drenai.
Possiamo dire che oggi la fantasy è una forma letteraria ricca e rigogliosa, mai come adesso vi sono tanti autori e opere per gli amanti del genere.

Biografia dell’autore:

John Ronald Reuel Tolkien nacque a Bloemfontein, nel Sud Africa, il 3 gennaio 1892, da genitori inglesi nativi di Birmingham. Alla morte del padre, avvenuta nel 1896, la famiglia si trasferì in Inghilterra, a Sarehole, nei pressi di Birmingham. Alla morte della madre, da cui Tolkien ereditò l'amore per le lingue e le antiche leggende, fu educato da un sacerdote cattolico degli Oratoriani, P. Francis Xavier Morgan. Nel 1915 ottenne il titolo di Bachelor of Arts presso l' Exeter College di Oxford. Tornato ad Oxford dopo aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale, divenne Master of Arts nel 1919, e collaborò all'Oxford English Dictionary.
Fu insegnante di lingua e letteratura anglosassone dal 1925 al 1945, e quindi di lingua e letteratura inglese fino al suo ritiro dall'attività di insegnante. Morì a Bournemouth il 2 settembre 1973.

Tolkien pubblicò The Hobbit nel 1936: W. H. Auden ha definito quel libro “La più bella storia per fanciulli scritta negli ultimi cinquant’anni”, anche se Tolkien è scrittore per adulti capaci di ritrovare nei suoi libri il sottile fascino della fiaba. Intorno al nucleo originale di The Hobbit ha preso forma il fantastico mondo del professore con il successivo Farmer Giles of Ham e con la trilogia The Lord of the Rings, composta nell’arco di quattordici anni. Dopo The Adventures of Tom Bombadil, Tolkien pensò che si potessero mettere in musica le canzoni dei personaggi: nel 1968 il musicista Donald Swann pubblicò un ciclo di liriche su testi di Tolkien, dal titolo The Road goes ever on. I libri di Tolkien sono stati tradotti in una decina di lingue, con una tiratura complessiva di milioni di copie.

I libri principali di Tolkien sono:

The Hobbit 1936
On Fairy-Stories 1938
Leaf by Niggle 1939
Farmer Giles of Ham 1949
The Fellowship of the Ring 1954
The Two Towers 1954
The Return of the King 1955
Tree and Leaf 1955 riunisce On Fairy-Stories e Leaf by Niggle
The Adventures of Tom Bombadil 1962
Smith of Wootton Major 1967


Dopo la morte di Tolkien sono stati pubblicati:

Le lettere di Babbo Natale 1976
The Silmarillion 1977
Unfinished Tales of Nùmenor and Middle-earth 1980
The Book of Lost Tales - Part I 1983
The Book of Lost Tales - Part II 1984
The History of Middle Earth 1983-1996
Roverandom 1998

Ambientazione

La storia è ambientata nella Terra di Mezzo, quest’ultima è la trasposizione di un medioevo mitologico creata da Tolkien.
Pur trattandosi di un mondo geograficamente inventato è possibile riconoscere e collocare con una certa precisione luoghi reali ed avvenimenti storici, che hanno evidentemente influenzato l’autore.
La minuziosa opera di costruzione di questo mondo fantastico considera nel dettaglio le aree climatiche e descrive con particolare cura ogni dettaglio paesaggistico, anche dal punto botanico e geologico.
Il continente dove hanno luogo gli eventi narrati è marcato a Nord da una zona desertica, l’Ovest e il Sud sono invece delimitati da coste, l’estremo Est è definito da terre selvagge e sconnesse. Un importante catena montuosa, le Montagne Nebbiose, attraversa verticalmente la Terra di Mezzo.
Le regioni di particolare importanza sono Eriador, dove sono situati la Contea e Gran Burrone, Le Terre Selvagge, in cui si trovano si trovano Lothlorien e Bosco Atro, Rohan, regione abitata da grandi cavalieri e dove è situata la Foresta di Fangorn, Gondor, terra dei discendenti dei grandi re del passato, Mordor, dominata dall’Oscuro Sire.

La Contea è la regione abitata dagli Hobbit, qui la vita scorre tranquilla, i suoi abitanti non si curano del mondo esterno, che a malapena sa della loro esistenza. Gli Hobbit sono una popolazione semplice, amano la terra e non apprezzano le macchine complicate.

Gran Burrone , detta anche Rivendell, o Forraspaccata, é la traduzione dall’elfico di Imladris. Fondata da Elrond il mezzelfo, custode dell’anello elfico Vilya. Gran Burrone é una dimora elfica di vecchio retaggio, ed é un luogo di asilo per ogni persona, di qualsiasi razza o stirpe, che si opponga all’Oscuro Sire.

Lorien, conosciuta anche come Lothlorien, é uno degli ultimi regni elfici nella Terra di Mezzo. Dama Galadriel, portatrice dell’anello elfico Nenya, utilizza i suoi poteri per preservare, e conservare il ricordo dei giorni della gloria degli elfi.

Rohan, reame dei cavalieri Rohirrim, in origine una provincia di Gondor, i cui abitanti si dedicano principalmente all’allevamento di cavalli. Ai tempi della guerra dell’anello, era governata da Re Theoden II, il cui palazzo d’oro sorgeva a Edoras, capitale della regione.

Gondor, il regno degli uomini per eccellenza, fondato da Elendil durante la seconda era della Terra di Mezzo. Dopo la caduta di Sauron, e la morte di Isildur, la linea di sangue dei Re é stata celata, e Gondor é stata condotta dalla casata dei Sovrintendenti, il cui ultimo discendente é Denethor II.

Mordor, il nome significa “la Terra Nera” poiché era dominata da Sauron, l’Oscuro Signore della Terra di Mezzo. I luoghi di maggior importanza di questa regione sono: il cancello nero del Morannon, Cirith Ungol, peraltro tana del mostro aracnidiforme Shelob, Barad Dur, la fortezza di Sauron, e Monte Fato, dove venne forgiato l’Anello del Potere.

Personaggi

Elfi: sono i priminati, ed immortali. I loro lineamenti sono delicati ed eleganti. Si distinguono nelle arti più svariate, sono amanti della musica, della poesia, ma comunque ottimi combattenti. Sono caratterizzati in particolare dalle orecchie a forma di foglia, leggermente appuntite. Durante la guerra dell’anello, ed alla fine della terza era, abbandoneranno la Terra di Mezzo, per andare nelle terre immortali dei loro padri.

Uomini: la razza umana evidenzia i pregi ed i difetti della mortalità. Dopo l’ultima alleanza con gli elfi, e la sconfitta dell’Oscuro Signore, il loro dominio si estenderà a tutta la Terra di Mezzo. Nella visione Tolkieniana, inizia così la narrazione della storia del genere umano come oggi è conosciuto.

Hobbit: imparentati in origine con gli uomini, sono gente di piccola statura, paffuti, e dai piedi robusti e pelosi. Amano la natura, la buona cucina ed intrattenersi bevendo birra, fumando erba-pipa discutendo genealogie e curiosità.

Nani: bassi di statura, robusti e di carattere orgoglioso, sono affascinati dalla terra e dalle sue ricchezze, tra cui prediligono le gemme ed il prezioso Argento Mithril. La loro caratteristica peculiare é la lunghissima barba che, maschi e femmine, ostentano con fierezza.

Gli Stregoni: nella Terra di Mezzo gli dei hanno incarnato cinque servi, paragonabili agli angeli della cultura cristiana, con il compito di guidare le genti, proteggerle ed unirle contro il volere dell’Oscuro Signore.

Bianco Consiglio: l’ordine degli stregoni e dei saggi della Terra di Mezzo, capeggiato da Saruman il bianco, di cui fanno parte anche Gandalf, Galadriel ed Elrond.

Il nemico: Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor, forgiatore dell’Anello del Potere, ha ingannato ed asservito nelle ere passate nove re degli uomini, rendendoli spettri al proprio servizio (Nazgul). Ha preso dimora a Barad Dur, dove trama la conquista totale della Terra di Mezzo.

Orchi: un tempo erano elfi, presi prigionieri e torturati, onde ottenere geneticamente esseri votati alla guerra ed alla distruzione.

Troll: razza di giganti, cannibali, feroci e forti, ma privi di intelligenza, al servizio dell’Oscuro Sire.

Nazgul: i più potenti servi di Sauron, gli spettri dell’anello, la cui più grande arma era il terrore che incuteva la loro presenza.


Il Signore degli Anelli
Riassunto dettagliato:

"Tre anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
     Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
     Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
     Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra
     Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
     Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
     Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
     Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende."


Introduzione

La fine dell’ultima alleanza é stata segnata dalla sconfitta di Sauron, l’Oscuro Signore di Mordor, ad opera del principe Isildur, che tranciò il dito che portava l’anello del potere, in cui era incanalata buona parte del potere e della volontà di Sauron. Ma lo spirito di quest’ultimo perdurò, in quanto la sua vita era legata indissolubilmente all’anello, che in seguito a vari avvenimenti, venne perduto. Nudo e senza forma, Sauron si celò nella sua dimora di Barad Dur, tramando per la riconquista dell’anello, e del potere che questo gli conferirebbe.

Dacché l’anello aveva una volontà propria, irretì ben presto un nuovo portatore, e passò di mano in mano, sino a giungere alla più impensata delle creature: lo hobbit Bilbo Baggins, durante la sua grande avventura (Narrata ne “lo Hobbit” di J.R.R. Tolkien).


La Compagnia dell’Anello

Bilbo Baggins, giunto alla veneranda età di centoundici anni, decide di ritirarsi a Gran Burrone, per dedicarsi alla stesura del libro dedicato alle sue avventure. Su consiglio dello stregone Gandalf, suo amico di lunga data, pur con una certa riluttanza, lascia in eredità, oltre alla sua bella casa, il magico anello “che rende invisibili” a suo nipote Frodo.
Lo stregone, già a quei tempi guardava con sospetto l’anello, ed i suoi bizzarri poteri. Dopo diciassette anni, dedicati alle ricerche, torna finalmente nella Contea, e mette in guardia Frodo. É infatti oramai certo che si tratti dell’unico anello di Sauron e che questi lo sta cercando.
Frodo lascia la sua comoda casa, accompagnato dal suo servo, e fedelissimo amico Samvise Gamgee e dai suoi cugini Meriadoc Brandibuck, detto Merry, e Peregrino “Pipino” Tuc, per raggiungere Gran Burrone, e sottoporre il problema alla sapienza di Elrond.
Il viaggio si rivela più difficile del previsto: misteriosi cavalieri neri percorrono le strade tra la Contea e Gran Burrone, e Gandalf non si presenta all’appuntamento con gli hobbit. Il misterioso ramingo Grampasso, convince Frodo ed i suoi compagni, a fargli da guida per le terre selvagge. I cavalieri neri, gli spettri dell’anello, inseguono gli hobbit senza posa, Frodo, nel panico indossa l’anello, credendo di sfuggire loro, invece entra nel loro mondo, e questi lo feriscono mortalmente. Gli spettri vengono messi in fuga da Grampasso, e la compagnia si affretta in direzione di Rivendell, con Frodo in fin di vita.
Curato dalle arti di Elrond, Frodo incontra finalmente Gandalf e Bilbo, e scopre che Grampasso, in realtà, é Aragorn II, figlio di Arathorn, erede di Isildur, e del trono di Gondor. Gandalf racconta inoltre del tradimento di Saruman, il potente stregone, capo del bianco consiglio.
A Gran Burrone in quei giorni, convengono genti libere da tutte le regioni della terra di mezzo, nani, elfi ed uomini, guidati da sogni o da problemi inaspettati, che vengono a chiedere consiglio al saggio Elrond. Si tiene in gran segreto, un consiglio, in cui viene svelato l’anello e raccontata la sua storia. Nonostante i grandi poteri che questo attribuisca al suo possessore, chiunque cerchi di usare tale anello, verrà condannato a soccombere al volere di Sauron.
Viene infine decretato che l’anello venga distrutto, ma il grande potere che Sauron ha infuso in questo anello rende il compito assai arduo. L’unico fuoco che potrà intaccare e distruggere l’anello, é quello del Monte Fato, dove é stato forgiato. Per compiere questa disperata impresa, viene costituita una compagnia, di piccolo numero, che cercherà di infiltrarsi a Mordor.
La Compagnia dell’Anello é composta da Frodo, che si sobbarcherà volontariamente il difficile compito di portare l’anello, lo stregone Gandalf, Aragorn, l’elfo Legolas, il nano Gimli, Boromir, figlio del Sovrintendente di Gondor, e gli inseparabili hobbit amici di Frodo.
Nel frattempo, Sauron intensifica gli attacchi a Gondor, e crea un esercito sempre più grande, ingannando anche uomini dell’est. Neri fumi si innalzano anche da Orthanc, la torre di Saruman, che segretamente brama per sè il possesso dell’anello, ed inizia a sua volta a generare un esercito, incrociando orchi di diverse specie, e creando così i combattenti Uruk Hai.

La compagnia si dirige verso sud, e si prepara ad affrontare le montagne nebbiose. Le condizioni meteorologiche avverse rendono impossibile il passaggio del valico montano del Caradhras, e l’unica via, senza avvicinarsi pericolosamente a Saruman, é di passare per l’antico regno nanico di Moria, al di sotto delle montagne.
Durante l’attraversamento delle miniere, la compagnia si rende conto di essere seguita, Gandalf racconta dunque la storia dello hobbit Smeagol, che é venuto anticamente in possesso dell’anello, che lo ha deformato e fatto impazzire. Gollum, il suo nuovo nome, percepisce la presenza dell’anello, e desidera freneticamente di tornarne in possesso.
Il passaggio per Moria, é tuttavia infausto per la compagnia. Oltre a brulicare di orchi, che la costringono ad una cruenta battaglia, trovano sul loro cammino un Balrog, un antico demone di ombra e fiamma. Per fare strada alla compagnia, Gandalf per la prima volta fa uso dei suoi poteri, e si scontra con il Balrog, ed entrambi precipitano negli abissi di Moria. La compagnia resta senza la sua guida, ed Aragorn la conduce fuori dalle miniere sino al regno celato di Lorien, dimora degli elfi. Qui la compagnia viene accolta e curata da Dama Galadriel, che la guida con saggi consigli e utili doni. I compagni si avviano lungo il fiume Anduin, su barche di fattura elfica, omaggio di Galadriel, sino a giungere alle cascate di Rauros, dove saranno costretti a procedere a piedi per un tratto. Durante una tappa, in cui la compagnia si trova a discutere la via da prendere, Boromir cerca di sottrarre il monile a Frodo, accecato dalla smania di poterlo usare in battaglia, per poter salvare il suo paese e sconfiggere Sauron. Frodo indossa l’anello, e fugge con una barca, rendendosi conto che il pericoloso gioiello ha iniziato a corrompere l’animo di tutta la compagnia. Solo Sam, riesce provvidenzialmente a raggiungerlo, e proseguire il viaggio con lui.
Nel frattempo il resto della compagnia subisce l’attacco selvaggio degli Uruk Hai al servizio di Saruman, e Boromir viene ucciso mentre cerca di salvare Merry e Pipino, che vengono tratti prigionieri. Aragorn giunge troppo tardi in aiuto dell’uomo, che riesce a confessare il suo gesto ignobile, e di aver pagato con la vita l’errore. Prega dunque Aragorn, in cui infine riconosce l’erede al trono di Gondor, di andare a Minas Tirith, la sua città, e di difendere il suo popolo.
La compagnia si é sciolta, Frodo e Sam sono in viaggio per Mordor, inseguiti a loro insaputa da Gollum. Aragorn, Legolas e Gimli, decidono che il destino dell’anello non é più nelle loro mani, e inseguono gli Uruk Hai, per salvare Meriadoc e Pipino.


Le Due Torri

Meriadoc e Peregrino, sono prigionieri degli Uruk Hai, che corrono a perdifiato verso Orthanc, certi di aver catturato il portatore dell’anello ed il suo servo. Durante una pausa, Merry inganna un Uruk, con l’aiuto di Pipino, facendogli credere di avere veramente l’anello, e questo li trasporta lontano del gruppo, con la scusa di sorvegliarli. Nel frattempo, sopraggiunge una legione di cavalieri di Rohan, che trucida gli Uruk. Merry e Pipino, non visti fuggono nella foresta.

I tre cacciatori, Aragorn, Gimli e Legolas, che faticosamente inseguono gli Uruk hai, incontrano i cavalieri di Rohan, dai quali vengono informati dello sterminio degli Uruk, avvenuto la notte prima. Nello sconforto, i tre si recano sul luogo della battaglia per cercare tracce degli hobbit. Aragorn il ramingo, che ha passato anni della sua vita nelle terre selvagge, trova delle piccole impronte che conducono nella foresta. Qui, i tre, fanno l’incontro più impensato: Gandalf é tornato dall’abisso, sotto nuove spoglie, e narra loro che gli hobbit sono al sicuro, e conduce il gruppo verso Edoras, capitale di Rohan.

Frodo e Sam, nel frattempo, si avventurano in direzione di Mordor, domando Gollum, che cerca di attaccarli, e costringendolo a far loro da guida verso il cancello nero.
Gandalf libera Theoden, sire di Edoras, dal suo servo Grima, detto il Vermilinguo, che stava vendendo il regno di Rohan a Saruman con l’inganno. Theoden trova nuova forza grazie allo stregone, e conduce il suo popolo al Fosso di Helm, antica fortezza dei suoi antenati, dove potrà meglio difendersi dall’imminente attacco di Saruman. Aragorn, Gimli e Legolas lo accompagnano in questa avventura. Prima della battaglia, Gandalf parte nuovamente in direzione di Isengard.

Meriadoc e Peregrino, fanno la conoscenza di Barbalbero, un Ent. Gli Ent sono i pastori degli alberi, antichi esseri, dalla forma simile agli alberi. Questi rimangono sconvolti dalle vicende di Saruman, che nella folle costruzione del proprio esercito ha sradicato e raso al suolo buona parte dei boschi attorno ad Orthanc. Gli ent, quasi impazziti, si scagliano contro la fortezza dello stregone, con la forza di un fiume in piena. Massacrano gli Uruk restanti (il grosso dell’esercito era ormai partito in direzione di Rohan) ed allagano le fornaci e le caverne della vallata dello stregone.

Frodo, Sam e Gollum, arrivati in vista del Morannon, si rendono conto che la fortezza di Sauron é inespugnabile. Gollum dice di conoscere un passaggio segreto, e li conduce verso Cirith Ungol, senza però rivelare, che quest’ultimo, é la tana di Shelob. Pianificando di farle omaggio degli hobbit, nella speranza di riuscire ad impossessarsi dell’anello.

La battaglia al Fosso di Helm é cruenta, ma le sorti vengono ribaltate dall’arrivo di Gandalf, che conduce alla carica un gruppo di cavalieri, radunati tra i superstiti di un’altra battaglia. Re Theoden e Gandalf, accompagnati da Aragorn, Legolas e Gimli, si recano dunque al cospetto di Saruman, dove i compagni si riuniscono agli hobbit. Gandalf priva Saruman del suo bastone da stregone, e lo bandisce dall’ordine. Gli ent resteranno a guardia di Orthanc, trasformata nella prigione di Saruman.
Meriadoc lo hobbit, giura fedeltà a Sire Theoden, e diventa scudiero di Rohan. Gandalf e Peregrino partono in direzione di Gondor.

Nell’oscurità di Cirith Ungol, Gollum scompare e Frodo viene attaccato ed avvelenato da Shelob. In seguito Sam riesce a mettere in fuga l’aracnide e si convince della morte del suo amico, facendosi poi carico della missione dell’anello, entra a Mordor da solo. Sentendo gli orchetti parlare di un prigioniero, si rende conto di aver fatto un errore, e si avventura nella torre di guardia, alla ricerca del suo amato padrone.


Il Ritorno del Re

Una volta ritrovato e liberato Frodo, gli hobbit, travestiti da orchetti, attraversano la desolazione di Mordor, alla ricerca del Monte Fato.

I pensieri di Sauron, sono rivolti ad Ovest, in quanto é convinto che qualcuno userà il suo anello per muovergli guerra aperta. Concentra tutti i suoi sforzi per la distruzione di Gondor.

Gandalf giunge al cospetto di Denethor, e lo consiglia sul da farsi. L’orgoglioso sovrintendente, non ascolta i consigli dello stregone. Peregrino viene assegnato alla guardia di Gondor. Lo stregone parte nuovamente verso le battaglie.

Ad Edoras giunge un messo di Elrond per Aragorn, che gli ricorda il suo destino di erede di Isildur. Questi, muove con un manipolo di coraggiosi verso il Sentiero dei morti, un’antica via, ormai in disuso, infestata dai fantasmi di soldati che tradirono Isildur, ai tempi della prima guerra contro Sauron. Aragorn domina e guida i morti, che lo sostengono in battaglia, contro i Corsari di Umbar, alleati di Sauron, provenienti dal sud.

Rohan parte verso la guerra, in aiuto di Gondor. Re Theoden viene schiacciato in battaglia dal signore dei nazgul, che viene a sua volta ucciso da Meriadoc lo hobbit, e da Eowyn, la nipote del re.

La battaglia prosegue cruenta, fa impazzire Denethor che si da fuoco. Peregrino si riunisce a Gandalf, ed ai cavalieri di Rohan nei combattimenti. Gli orchi gioiscono, alla vista delle nere navi in arrivo da sud, ma vengono falciati a sorpresa da Aragorn e dal suo esercito, che si sono impossessati delle navi dei corsari sconfitti in precedenza.

La battaglia é vinta, ma la guerra incalza. Aragorn viene riconosciuto come erede al trono di Gondor, ma rifiuta ogni onorificienza. Parte invece, in direzione del Morannon, con una schiera di combattenti, accompagnato da Gandalf, Legolas e Gimli. La possenza del cancello nero intimorisce le schiere alleate. Il Morannon si apre, ed un nero araldo si presenta come “la bocca di Sauron” e mostra gli oggetti appartenuti a Frodo e Sam. Il terrore si dipinge sui volti di Gandalf ed Aragorn. Il portatore dell’anello é dunque stato ucciso? La speranza svanisce dalle loro menti.

Ad un tratto, tutti trasalgono. Le grandi aquile, guidate dal loro signore Gwaihir, giungono a supporto dei capitani dell’ovest. Ad un tratto, nei cieli, gli spettri, a cavallo di bestie alate si voltano, e fuggono. Gandalf leva allora la sua voce: “fermatevi e aspettate! Questa é l’ora del fato”

Sam e Frodo, fra mille stenti, giungono finalmente alla voragine di fuoco di Monte Fato. Frodo estrae l’anello, e con una folle luce negli occhi, cede al suo potere, arrogandosene il possesso. Dalle ombre una figura balza oltre Sam, e si getta addosso a Frodo, che indossa l’anello. É Gollum, che con un morso stacca dito ed anello dalla mano di Frodo, e, pazzo per la gioia di aver riconquistato il suo tesoro, inciampa, e cade nelle fiamme.

Il regno di Sauron é finito. Mordor é in rovina, e le aquile traggono in salvo Frodo e Sam. A Gondor, Aragorn viene incoronato Re, con grandi festeggiamenti. Gli hobbit vengono lodati ed onorati.

Diverso tempo dopo l’incoronazione, gli hobbit si avviano verso casa, e giunti al limitare della Contea, si rendono conto che un oscuro potere ha infine invaso anche la loro amata terra, deturpandola. Ormai cresciuti, e veterani della grande guerra, guidano la rivolta del popolo hobbit, contro gli uomini crudeli che avevano invaso il loro paese. Lo scontro finale, avviene proprio davanti a casa di Frodo, in cui Sharkey, il condottiero degli uomini, si scopre essere nient’altri che Saruman, fuggito al controllo degli Ent. Messo alle strette, Vermilinguo accoltella Saruman alle spalle, e viene poi trafitto dalle frecce degli hobbit. É la fine dell’oscurità, e gli hobbit si mettono al lavoro per depurare il male inferto al loro amato paese.

I giorni degli anelli sono ormai finiti, e la vita nella Terra di Mezzo riprende, sotto il dominio di Re Aragorn Elessar. Al portatore dell’anello, viene concesso di partire con le ultime navi degli elfi, verso Valinor, la dimora degli dei, insieme a Gandalf, Galadriel e gli ultimi elfi della Terra di Mezzo. Il loro tempo è finito, inizia una nuova era. L’era degli uomini.


Poesia di Bilbo per Aragorn:

"Non tutto quel ch'è oro brilla,
   Né gli erranti son perduti;
   Il vecchio ch'é forte non s'aggrinza,
   Le radici profonde non gelano.
   Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
   L'Ombra sprigionerà una scintilla;
   Nuova sarà la lama ora rotta,
   E Re quei ch'è senza corona."


Analisi dei personaggi

Gandalf:
è uno stregone, uno dei Maiar (simili agli angeli della cultura cristiana) inviato sulla Terra di Mezzo nella terza era per incoraggiare la resistenza contro Sauron. Alla propria incoronazione, di lui Aragorn dice “... è stato lui il fautore di tutto ciò, e questa è la sua vittoria”. Al suo dito era Narya, l’anello di fuoco.

Frodo Baggins:
33 anni all’inizio del libro, 50 quando parte da casa Baggins. Ha i capelli castani e gli occhi blu.
Orfano di entrambi i genitori, viene adottato dallo zio Bilbo.
A differenza degli altri Hobbit ama molto camminare nei boschi ed è molto curioso, ma come a tutti quelli della sua razza piace mangiare (gli Hobbit fanno 6 pasti abbondanti al giorno), bere birra e fumare l’erba pipa.
Ha ricevuto l’anello in eredità quando Bilbo è partito per le terre selvagge. Inizialmente l’anello non lo influenza a parte per il fatto che non invecchia fisicamente, ma durante il viaggio l’anello manifesta la sua forza di volontà per farsi trovare da Sauron.
Durante il viaggio Frodo prende coscienza del fatto che la sua è un’impresa disperata, ma nonostante questo va avanti perché è talmente disperato che non vede altra strada che quella per Mordor anche se sembra segnare la sua morte.

Samvise Gamgee:
È piuttosto grassoccio ed ha i capelli castani. È il giardiniere e grande amico di Frodo. È molto tranquillo, di giorno sistema il giardino di casa Baggins e la sera a volte va alla locanda “Drago Verde” a Lungaque dove lavora Rosie, di cui Sam è innamorato.
£Inizialmente non vorrebbe lasciare la contea, alla quale è molto legato, ma per nulla al mondo lascerebbe partire Frodo senza di lui è anche curioso di vedere gli Elfi dai quali è rimasto affascinato durante i racconti di Bilbo.
Quando lui e Frodo si separano dal resto della compagnia fa il possibile per sostenerlo moralmente, anche se lui stesso ad un certo punto del viaggio è demotivato resta attaccato al quel poco di speranza che gli rimane per portare a termine la missione.

Smeagol/Gollum:
Un tempo era un hobbit e portava i segni di lunghi anni trascorsi sotto terra a vegliare, essendone però posseduto, l’unico anello, che chiamava “mio tesssoro” illudendosi che fosse il suo regalo di compleanno. Perse il suo anello all’interno delle Montagne Nebbiose dove venne trovato da Bilbo Baggins.

Aragorn:
Il vero erede di Isildur si presenta agli hobbit come un ramingo, ed in effetti era l’ultimo capitano dei Dunedain, la sua gente. Dopo la guerra dell’anello, restaurò i regni del nord e del sud.
Aragorn possedeva le caratteristiche di un grande re dei tempi passati: le sue mani avevano poteri curativi, era umile e per anni si era sacrificato nascondendosi come un ramingo. In lui splendeva la sapienza di Numenor, il più grande degli antichi regni degli uomini.


Analisi del testo

Il Consiglio di Elrond
Il capitolo è uno dei passaggi più importanti del libro, qui viene riassunta la storia dell’anello e se ne spiegano i poteri.
La scena si svolge a Gran Burrone quando Frodo ha ripreso le forze ed i rappresentanti dei popoli liberi della Terra di Mezzo sono riuniti nella dimora di Elrond.
Durante il consiglio i relatori presentano la propria visione della situazione nella Terra di Mezzo che li riguarda. Dagli elfi giunge la notizia della fuga di Gollum. Dagli uomini arrivano gli echi della guerra in corso. Gandalf comunica il tradimento di Saruman.
Viene riconosciuto il potere dell’anello, e dichiarata indispensabile la sua distruzione. Il metodo, poco ortodosso, sconvolge, malgrado provenga dai più saggi della Terra di Mezzo, tutti i presenti. Portare segretamente l’anello tra le fauci del grande nemico, e gettarlo nelle fiamme del Monte Fato, il fuoco dove é stato creato.
La speranza dei saggi, risiede nel fatto che Sauron, non si aspetterebbe minimamente che i suoi nemici, in possesso del suo tesoro più grande, potrebbero rinunciare ai suoi poteri, e cercare di distruggerlo, infatti, scatena una grande guerra, cercando di annientarli prima che questi siano troppo potenti.
Per la missione vengono scelti rappresentanti delle varie stirpi. Elrond stabilisce che nove, dovranno essere i compagni, che contrasteranno i nove spettri dell’anello, e saranno in numero sufficientemente piccolo per non essere scoperti.

Frodo, inaspettatamente, si offre di portare l’anello, e subito viene affiancato da Sam, che si rifiuta categoricamente di dividersi dal suo padrone. (nel capitolo successivo “L’anello va a Sud” verrà formata l’intera compagnia dell’anello).

Il tema centrale del capitolo, é la comprensione del potere dell’anello, e della sua essenza malefica. L’anello é stato forgiato da Sauron stesso, che vi ha riversato buona parte del proprio potere e della propria volontà. Un essere vivente che lo utilizzi, verrà lentamente sopraffatto dalla volontà dell’anello, e verrà piegato al male e ridotto in rovina. I saggi presenti al consiglio, lo temono in particolar modo, in quanto una persona dotata delle capacità di usare i poteri dell’anello, verrebbe lentamente corrotto, diventando a sua volta una potenza oscura, al pari di Sauron.

Boromir figlio di Denethor, non riesce a capire l’entità malvagia di questo gioiello, e che questo non possa venire usato a fin di bene, o come arma contro il nemico, a meno di non voler diventare un suo pari. Questa sua incomprensione, sarà la sua stessa rovina, quando la volontà dell’anello infine lo tenterà direttamente.

La contrapposizione del bene e del male e le scelte dei personaggi, sono il tema centrale, e ricorrente di tutto “Il Signore degli Anelli”. L’autore pone una particolare enfasi sull’umiltà, e la forza dei piccoli, ma onesti, a dispetto della forza bruta, e dell’uso delle armi. L’esempio più adatto, é che non é Aragorn, erede al trono di Gondor e possente guerriero, a sconfiggere infine il male, ma due piccoli hobbit, supportati solo dall’amore reciproco e dalla volontà che li guida. Sam, in particolare, un giardiniere e servo, si trova solo, di fronte alla scelta di continuare la disperata missione, sul corpo esanime di Frodo, all’ingresso di Mordor.

Il male, dal canto suo, corrompe uno dei più potenti stregoni della Terra di Mezzo, Saruman, che devia dalla sua missione come guida dei popoli liberi, e cerca con tutte le sue forze di ottenere l’anello per sè, ed ottenere il dominio dell’anello e del mondo.

Al tempo stesso, il male viene considerato miope, in quanto incapace di comprendere il sentimento di bontà, e di compassione, che guidano gli eroi che vogliono liberare la Terra di Mezzo dal pericolo dell’anello e dell’Oscuro Signore.

L’autore mette così in evidenza i valori a lui più cari: l’amicizia e la fedeltà.

Lo Hobbit

Riassunto

Lo hobbit Bilbo Baggins vive tranquillo nello sua casa, fino a quando un giorno si presenta alla sua porta lo stregone Gandalf che lo coinvolge in uno strano viaggio.
Il giorno dopo l’incontro con Gandalf, si presentano a Casa Baggins tredici nani, coi quali deve raggiungere la Montagna solitaria e scacciare il drago Smog per riconquistare il tesoro custodito dal drago.
Una notte la spedizione incontra tre uomini neri che catturano Bilbo e i suoi compagni, fortunatamente Gandalf interviene facendo litigare gli uomini neri fino al sorgere del sole, infatti gli uomini neri non possono stare alla luce del giorno, e con i primi raggi del sole si trasformano in statue di pietra.
Dopo alcuni giorni di viaggio giungono alla dimora di Elrond il mezz’elfo, il quale li aiuta a decifrare una parte della mappa con le indicazioni per la porta segreta sotto la montagna. La permanenza da Elrond però dura pochi giorni e ben presto si rimettono in cammino per oltrepassare le montagne.
Durante una tappa notturna i viaggiatori si scontrano con un gruppo di Orchi, durante la fuga Bilbo si perde per le caverne e, nonostante cercasse la via d’uscita, arriva nelle profondità della grotta.
Sempre alla ricerca della via giusta lo hobbit arriva fino ad un laghetto sotterraneo dove incontra una strana creatura di nome Gollum.
Inizialmente Gollum cerca di assalire Bilbo, ma lo hobbit ha con se una spada donatagli da Elrond. Bilbo si rende conto che senza aiuto non è in grado di uscire dalla grotta, allora i due trovano una soluzione particolare per decidere se Gollum debba aiutare Bilbo o meno: una gara di indovinelli, cosa in cui gli hobbit sono abilissimi.
Mentre pensa al prossimo indovinello da fare Bilbo si mette una mano in tasca e soprappensiero chiede a se stesso “Cos’ho in tasca?”,dimenticatosi di aver raccolto un anello poco prima di arrivare al lago. Gollum crede che sia un indovinello, ma non sa dare risposta e Bilbo vince la gara, ma Gollum infuriato per la sconfitta non vuole mantenere la promessa di indicare la via all’hobbit e cerca nuovamente di aggredirlo.
Durante la fuga Bilbo scopre che indossando l’anello diventa invisibile, in questo modo scampa anche agli orchi e riesce a ricongiungersi al resto del gruppo.
Il viaggio procede fino a Bosco atro dove la compagnia si scontra con i ragni giganti che abitano la foresta. Superato anche questo pericolo la spedizione si imbatte negli elfi silvani, i quali non sono in buoni rapporti con i nani, e la compagnia viene fatta prigioniera.
Bilbo, che è l’unico a non essere stato catturato, fa evadere i compagni dentro a delle botti vuote con le quali navigano sul fiume fino ai pressi di Pontelagolungo, una città abitata da uomini dove vengono ben accolti.
Alcuni giorni dopo la compagnia si dirige alla Montagna Solitaria, trovano l’entrata ma resta il problema di scacciare il drago.
Di notte il drago si allontana dalla sua tana per andare a caccia, così una notte, in accordo con gli uomini di Pontelagolungo, viene tesa un imboscata a Smog, un arciere riesce a colpire l’unico punto della pancia del drago che non è coperta dalle pietre del suo giaciglio di preziosi rimastegli incastrate nella pelle.
Il drago è finalmente sconfitto e i nani posso tornare in possesso della dimora dei loro padri.
Bilbo torna a casa con la sua ricompensa, sulla quale si fantasticherà a lungo nella contea.

Silmarillion

Riassunto del capitolo: “Ainulindalë - La Musica degli Ainur”

La Musica degli Ainur, detta anche grande musica, grande canto o “Ainulindalë”, è il racconto della creazione del mondo.
La musica esprime lo schema della creazione del disegno di Iluvatar, il creatore, e si pone in parallelo alla creazione del mondo secondo la tradizione cattolica.

La musica si sviluppa in tre parti. La prima, in cui agli Ainur, esseri paragonabili ad angeli, è concesso creare liberamente seguendo la traccia di Iluvatar, presenta la forma del mondo che deve essere ancora creato. In esso Melkor, l’Ainur malvagio, introduce una dissonanza per dare più importanza al suo ruolo. Nonostante la discordanza creata, Iluvatar lascia proseguire la musica e la interrompe solo per introdurre un nuovo tema. In quest’ultimo Melkor aumenta il fragore, creando una battaglia di suoni ancora più grande della precedente. Ancora una volta Iluvatar interrompe il canto solo per proporre un altro soggetto. Questa volta la musica si divide in due correnti, diverse ma complementari, che si scontrano fino a far oscillare le aule del creatore. La terza volta Iluvatar interrompe la musica per porle fine.
Allora Iluvatar mostra agli Ainur la loro creazione e fa notare che tutto ciò che esiste è nato dalla sua mente, anche la dissonanza di Melkor,poiché essi stessi sono nati dal suo pensiero, e che quello che hanno cantato ha preso forma più magnifica di quanto potessero immaginare.
Iluvatar concede, a chi degli Ainur lo desidera, di andare in Arda, è questo il nome dato al mondo, e completare l’opera a condizione che essi ne siano la vita e il mondo la loro. Per questo motivo gli Ainur che vi si recano sono chiamati Valar, le Potenza del Mondo.
Quando i Valar arrivano in Arda si rendono conto che ciò che avevano visto non era altro che una proiezione di come sarebbe diventata e che il loro compito è dare forma alla visione.
Cominciano così a rendere reale il loro canto. Ben presto però, Melkor desidera dominare tutte le cose e comincia la battaglia tra lui e gli altri Valar per il dominio di Arda.

Gli elfi conoscono poco di questa battaglia perché i Valar non raccontarono mai molto di ciò che accadde. Si sa che i Valar fecero il possibile per preparare Arda per la venuta dei figli di Iluvatar, ma Melkor distruggeva e devastava ogni opera. Nonostante i sabotaggi di Melkor, Varda prese forma e la dimora dei figli di Iluvatar venne plasmata.

Biografia dell’autrice

Fabiana Redivo

Triestina e madre di un maschietto di cinque anni, ha esordito nella Fantacollana nel 2000 con i romanzi "Il figlio delle tempeste" al quale sono seguiti "La pietra degli elementi" e "Il seme perduto", formando così una delle più apprezzate trilogie fantasy degli ultimi anni, che ha riscosso un entusiasmante successo e che è stata scelta da editori stranieri per la traduzione in francese, tedesco e spagnolo.
Ora con IL FIGLIO DEL VENTO l'autrice riprende le avventure del Mago Derbeer il quale deve insegnare al piccolo Elias a utilizzare il suo enorme potere magico per sconfiggere la malefica Soth, e riportare pace e tranquillità tra i popoli del mondo.


Trilogia di Derbeer dei Mille Anni

Riassunto breve:

Il libro è ambientato in una terra immaginaria, abitata da quattro popoli, corrispondenti ai quattro elementi: Harj (Aria), Hydara (Acqua), Afra (Terra) e Pyrxos (Fuoco), i quali devono vivere in armonia tra loro altrimenti verranno distrutti.
Come simbolo dell’equilibrio ogni mille anni i quattro popoli si radunano per celebrare la festa del nuovo millennio durante la quale avviene un’eclissi di sole.


Il Figlio delle Tempeste

Sakumer, re del popolo del fuoco, vuole conquistare tutti i regni cominciando dal regno Afra col quale confina. Manda Pyr-Kravos, suo primo ministro e sacerdote di Pyrxos, a invitare la regina degli Afran, Harjdia, nel Kar-Vultan per far visita a Dara, moglie di Sakumer e zia di Harjdia,ma la regina Afran capisce che è solo una scusa per trattenerla nel Kar-Vultan e invadere il suo paese, quindi decide di mandare il suo capitano della guardia, Elias, nella capitale Pyrikoi; con la scusa di portare una lettera a Dara, Elias deve riuscire a portare via la regina del Kar-Vultan.
Elias, che è metà Afran e metà Harjni, va a trovare sua madre nell’accampamento dei figli del vento per chiederle consiglio sul viaggio, qui incontra Derbeer, il quale è andato a chiedere informazioni sulla doppia eclisse che stranamente si verificherà proprio durante la festa del nuovo millennio; la madre di Elias convince Derbeer ad accompagnare il figlio nel suo viaggio per aiutarlo.
Il giorno della festa, come previsto da Derbeer, si verifica la doppia eclissi; durante questo strano avvenimento si libera Soht, la madre di tutte le distruzioni, che arruola come suoi fedeli tutti coloro che hanno uno spirito malvagio, e poiché non è ancora abbastanza potente per avere un corpo suo si fa ospitare da Sakumer.
Durante il viaggio Elias e Derbeer vengono affidati a Tay, un servitore di Pyr-Kravos, che li aiuta a evitare gli imbrogli e i tentativi di ucciderli del sacerdote.
Nella capitale del Kar-Vultan, Elias e Derbeer incontrano Chitan-Mihai, un ladro Harjni che li aiuta a prendere Dara a fuggire dalla città.


La Pietra degli Elementi

Alla fuga si aggiungono Luna, una damigella di Dara, e Tay.
Grazie a Bomur, lo spiritello di fuoco che Pyrxos ha inviato per proteggerli, trovano degli antichi passaggi sotterranei che portano lontano dalla capitale.
Durante una sosta notturna in una caverna, Derbeer incontra un uomo anziano che scopre essere il cronista del millennio passato, l’uomo passa al mago il compito di scrivere le cronache del nuovo millennio.
Il viaggio prosegue senza grossi problemi fino alla Montagna Solitaria, sulla cui vetta abita Alja, sacerdotessa di Afra e guardiana dell’armonia tra gli elementi, qui i compagni si dividono, ognuno deve seguire le proprie orme nel vento.
Tay scopre di essere l’erede di Sakumer e si dirige nella nascosta valle di Gorys per organizzare i gruppi di ribelli, Dara e Luna si fermano con Alja in attesa che la regina guarisca del tutto, Elias Derbeer, Mihai e Gaia partono in direzione di Afra.
Intanto la guerra tra il regno del Fuoco e dell’Acqua è scoppiata, Sakumer avanza rapidamente, sostenuto dal potere malefico di Soht.


Il Seme Perduto

Elias riesce a tornare alla capitale Afran appena in tempo prima che le armate del Kar-Vultan sfondino i confini. La regina Afran ed il capitano della guardia possono finalmente sposarsi, mentre Derbeer torna a Talassia per consultare i suoi libri e cercare un modo per sconfiggere Soht.
L’esercito Afran non riesce a fronteggiare quello Pyrikoi ed Elias e Harjdia sono costretti a rifugiarsi in una fortezza vicino al mare.
Quando l’esercito di Sakumer è ormai ai piedi della fortezza il re Pyrikoi sfida Elias in duello, il neo re Afran viene sconfitto, ma Derbeer torna in tempo prima che Elias spiri e riesce a convincere gli spiriti degli elementi a proteggere la fortezza finché il bambino di cui Harjdia è incinta non sarà cresciuto ed in grado di fronteggiare Soht.
Come protezione alla fortezza gli spiriti creano delle nebbie invalicabili, che non si dissolveranno finché anche l’ultimo abitante della fortezza sarà in vita.
Dieci anni dopo la terribile battaglia un carro Harjni arriva nei pressi della fortezza, per un breve periodo le nebbie si diradano e ad attendere sulla porta c’è Harjdia con in braccio un bambino. Il carro è guidato da Selima, la madre di Elias, e suo fratello che prendono in custodia il piccolo per portarlo nelle terre degli Harjni.
Quando Selima ha in braccio il bambino, chiamato anche lui Elias, le nebbie si infittiscono nuovamente.
Il carro si allontana da quel triste luogo verso le terre dei figli del vento.


Bibliografia

Lo Hobbit, J.R.R. Tolkien, Rusconi

La Compagnia dell’Anello, J.R.R. Tolkien, Bompiani

Le Due Torri, J.R.R. Tolkien, Bompiani

Il Ritorno del Re, J.R.R. Tolkien, Bompiani

Il Silmarillion, a cura di Christopher Tolkien, Bompiani

Tolkien e il Signore degli Anelli, Guida alla Terra di Mezzo, Colien Duriez, Gribaudi

L’Atlante della Terra di Mezzo di Tolkien, Karen Wynn Fonstad, Bompiani

Il Figlio delle Tempeste, F. Redivo, Editrice Nord

La Pietra degli Elementi, F. Redivo, Editrice Nord

Il Seme Perduto, F. Redivo, Editrice Nord

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