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Prima parte
Le donne di Tolkien erano tutte grandi donne, degne
dei più alti onori. Esse sono state immortalate nei canti
e le generazioni ne narrano le gesta. Luthien la bella, Morwen Eledhwen
la forte, Idril, la madre di Earendil il marinaio, Arwen stella
del vespro, sacrificatasi per amore di un mortale, il loro ricordo
vivrà per sempre.
Solo di una si è persa memoria.
Una donna che ha sofferto più di ogni altra, perché
ha visto il marito allontanarsi da lei preso dalla follia e con
lui i suoi figli, morti poco alla volta, e le sue sofferenze non
sono mai state alleviate.
A lei e alla sua triste storia dedico questo racconto, sperando
nella benevolenza e nella compassione di chi lo leggerà e
si ricorderà di questa creatura sola.
Lunghe eran le foglie e l'erba era fresca,
E le cicute ondeggiavano fiorite e belle.
Una luce brillava nella foresta,
Era tra le tenebre un luccicar di stelle.
Tinúviel ballava nella radura,
Quanti amori sono stati raccontati
Lì giunse Beren dal monte imponente
E tra le fronde e gli alberi vagabondò disperso,
E dove il fiume elfico scorre turbolento
Camminò solitario ed in pensieri immerso.
Quanti, tra i figli degli uomini e degli elfi,
non conoscono queste storie?
Tinúviel! Tinúviel!
Il suo nome elfico era poesia,
Ed ella si fermò un attimo ad ascoltare
Come incantata la voce di Beren
Che svelto la raggiunse e come per magia
La vide fra le sue braccia splendere e brillare
Fanciulla elfica ed immortale.
Beren e Luthien, l’amore più felice,
ma anche il più triste
Ma dal destino amaro furono separati,
E vagarono a lungo per monti e pendici
Tra cancelli di ferro e castelli spietati
E boschi cupi e tetri e luoghi abbandonati,
Mentre fra loro erano i Mari Nemici.
Ogni amore, per divenire immortale nei canti, deve
essere triste, non deve dare speranze.
Ma alla fine……………
Ma un giorno luminoso si ritrovaron felici,
Ed assieme partiron, amati e infine uniti,
Attraverso boschi e campagne fiorite.
La felicità…..
Ma non tutti i grandi amori vengono ricordati, non tutte le sofferenze
sono immortali nei canti, le gioie, i dolori, le speranze, no! Alcune
vengono dimenticate per sempre.
E così a me è successo. Sono caduta nell’oblio,
nel vortice della dimenticanza che distrugge, logora anche i più
bei ricordi. Nessuno ha mai parlato di me, nessuno mai ne parlerà.
Perché è diventato il mio destino: venire cancellata
da altre storie, da altri amori, da altre emozioni. È così
che vuole il mio fato. Me lo sono scelto, consapevolmente inconsapevole,
quando ho legato il mio cuore a un cuore selvaggio, troppo forte
da dominare, troppo imperioso da condurre. Quel cuore, quello spirito
sarebbe stata la causa della mia rovina, e lo sapevo. Ma ho voluto
amarlo lo stesso. È per colpa di quell’amore se nessuno
mi ricorda più.
È per colpa di quello spirito se nessuno parla più
di Nerdanel.
La mia storia è iniziata e finita con un canto, un canto
che nessuna bocca, sulle sponde di Eldamar, ha mai pronunciato
Cantavo del vento, ed il vento incantato tra le
fronde e le foglie giocava.
Al lume del sole, al raggio di luna, sul mare brillava la schiuma.
Un albero d'oro, ad Ilmarin ermo, su lidi e su spiagge profuma.
Al lume di stelle di Sempre-vespro esso si veda
brillar,
Ai piedi delle mura di Elven Tirion, rifulgeva ad Eldamar.
Ivi da anni ed anni crescono le foglie d'oro
Cantavo seduta su una pietra, la ricordo bene,
è su di essa che è iniziato il mio dolore. Ora quella
pietra non c’è più, Aule l’artefice se
l’è presa, per forgiarla a guisa di gioiello nella
sua officina. Uno splendore è nato dal masso testimone della
nascita del mio amore.
Cantavo per allietare le gioiose fatiche di mio padre, Mahtan il
fabbro, intento ad apprendere da Aule la gloriosa arte di cui tutti
i Noldor ora sono rinomati. Io cantavo e osservavo compiaciuta.
Ero incantata da come i grezzi sassi e il limpido fuoco potessero
dare vita ai gioielli, alle spade agli oggetti più belli
in tutta Elende.
Cantavo, osservavo e fu mentre sorridevo pensando al sorriso di
mia madre quando avrebbe visto la collana che le stava incastonando
mio padre, che lo vidi per la prima volta.
Era alto di volto e destro, i suoi occhi lucenti e penetranti, i
capelli neri come ala di corvo. Entrando nell’officina di
Aule non mi degnò di uno sguardo, quando mi passò
vicino percepii la totale indifferenza che provava nei miei confronti.
Ne fui profondamente ferita. Inconsciamente me ne ero già
innamorata.
Gli occhi furono la cosa che mi colpirono di più. Non erano
gli occhi di una persona normale. Io ne avevo già visti molti
di occhi, mi piaceva leggerne le espressioni, comprendere le menti
di chi mi fissava. Gli occhi di lui non potevano essere compresi.
Erano blu, taglienti e pungenti come una lama, duri come la pietra,
luminosi come le stelle, vivi come il fuoco, orgogliosi, come solo
gli occhi del principe Feanor, figlio del re Finwe potevano essere.
Lunghe ere sono passate. Gli alberi ormai non sono
più e la luce delle stelle si è affievolita, ma quello
sguardo, quello rimarrà in eterno nella mia mente. Tutte
le ere di Arda non serviranno a farmi dimenticare quegli occhi,
lo sguardo di uno che vuole dominare le menti e sottometterle al
proprio volere.
Quegli occhi ora non vedono più la luce. Sono bruciati, insieme
a tutto il suo corpo, quando il suo spirito se ne è andato
in Mandos. È da allora che io sono completamente sola e abbandonata
nei miei ricordi.
-Tu sei Nerdanel, la figlia di Mahtan-
Non era una domanda, Feanor non faceva mai domande, lui sapeva
-Si, Mahtan il fabbro è mio padre. Che cosa desideri da me,
principe?-
Non ero una persona che si emozionava, neanche adesso lo sono. Controllare
le mie emozioni, questo era sempre stata la mia linea di pensiero.
Le mie emozioni sono personali, nessuno ha il diritto di conoscerle.
Eppure quando me lo trovai davanti, con quell’espressione
accigliata che lo contraddistingueva da altri, non potei fare meno
di accorgermi, e con un certo fastidio, che il mio cuore batteva
più forte. Quel ragazzo mi aveva profondamente colpita.
La cosa che mi diede più fastidio era il fatto che lui se
ne era perfettamente accorto
-Cosa ti succede, figlia di Mahtan, la presenza del figlio di Finwe
ti turba?-
-No, mio signore è solo che………-
Quegli occhi……….. come una stilettata sentii la
sua mente che penetrava nella mia mente e scrutava i miei pensieri
-Ho capito, disse, l’avevo immaginato-
Lessi nel suo viso un ombra di derisione mista a disprezzo
- Siete tutte uguali voi ragazzine, avete in mente solo l’amore
No, non poteva dire queste cose di me. Voi siete
orgoglioso principe, ma io non lo sono da meno
-Perché mi disprezzi, non è forse l’amore che
ha creato Arda? Non è forse grazie all’amore di Eru
che esistiamo? Non è grazie all’amore di tuo padre
e tua madre che ora sei al mondo? E ancora, non è per amore
delle cose che le sue mani producono che il fabbro cerca di migliorare
la sua opera ogni giorno che passa. Non sei forse legato anche tu
dall’amore agli oggetti che forgi nella tua officina?-
Lui non rispose
Si, anche nel suo cuore albergava l’amore, ma non era la stessa
sensazione che provavo io. Quello che sentivo dentro il cuore era
quel sentimento che lega due persone per sempre, che le fa essere
una cosa sola. Quello che provava lui era brama per la bellezza,
fierezza per le opere da lui compiuti. Illusa, nella mia giovinezza
ero convinta che sarei riuscita a trasformare quel suo fuoco interiore
in vero amore per me e per i suoi figli. Non ci sono riuscita. Un
cuore come Feanor non poteva provare amore, non almeno come lo concepivo
io. Ma allora non lo sapevo.
-E’ vero, è amore, ma non come lo
intendi tu-
Lui invece aveva già capito
Da quel giorno lo rividi altre volte, ma non ci
parlammo più.
Lui divenne famoso, tra i Noldor, molto apprese da Aule e altrettanto
gli insegnò mio padre. Fu grazie agli insegnamenti di Mahtan
che Feanor apprese l’arte della metallurgia, cosa che avrebbe
portato grandi disgrazie al mio popolo.
E io aspettavo. Sapevo che il fiero principe non mi aveva neanche
lontanamente nei miei pensieri, ma nell’inconscio ero certa
che un giorno lui si sarebbe avvicinato a me.
Ma non me lo sarei mai immaginato in quel modo
-Nerdanel, figlia di Mahtan, cos’è per te la forza?-
una domanda del genere mi lasciò del tutto spiazzata. Quello
che mi impressionò di più era il tono con cui la pronunciò,
come se sapesse già cosa avrei risposto. Allora azzardai
-Perché me lo chiedi, se lo sai già?-
Anche questa volta lui non rispose, ma non provò a leggermi
nella mente, si limitò a fissarmi, con quegli occhi impressionanti,
quasi spaventosi, quando li sgranava. Lui non disse niente ma continuò
a guardarmi. Era difficile, ma cercai di sostenere il suo sguardo.
Sapevo cosa voleva, cercava un segno di debolezza, voleva vedermi
cedere, senza parlare voleva farmi capire cosa significasse per
lui forza. Mi vennero in mente i pensieri che avevo fatto il giorno
della nostra prima conversazione…
-per te, mio signore, forza è capacità di controllare
le menti, assoggettarle al proprio volere, imporre le proprie decisioni
e quindi, raggiungere la perfezione-
Lui ancora non disse niente, ma mi sembrò che il suo sguardo
si fosse, come dire, addolcito.
Poi, dopo qualche attimo
-Esattamente-
E sorrise
Quando penso a quel sorriso, mi sento le lacrime
agli occhi. In tutti gli anni che siamo rimasti vicini, poche volte
mi ha sorriso, pochissime, ma tutte le volte che lo faceva, era
come se mi donasse il tesoro più prezioso della terra. Pochi
possono dire di aver visto il grande Feanor sorridere, solo io posso
dire di averlo visto sorridere per amore. In tutta la mia vita questo
è stato il mio unico privilegio.
-Tu sai essere forte, Nerdanel?-
-Non secondo il vostro concetto di forza, così come voi non
amate secondo il mio concetto si amore-
-E’ vero, io non amo secondo il tuo concetto d’amore,
però amo-
E se ne andò.
Altri incontri seguirono questo, altre domande
e altre risposte lasciate a metà, con un loro significato
nascosto che Feanor si guardava bene dal rivelare.
Non ricordo molto bene il giorno del mio fidanzamento,
ne quello delle nozze, in fondo non sono stati quelli più
importanti della mia vita. Fin dal primo giorno in cui vidi Feanor,
sapevo fin dove saremmo arrivati, così non fui particolarmente
sorpresa quando mio padre corse trafelato in camera mia, dicendo
che il principe Feanor, figlio del re Finwe chiedeva la mia mano.
Ero riuscita a imporgli la mia volontà, ero forte.
Per primo venne Mahedros. Il parto fu una grande
sofferenza per me, durante il travaglio Feanor non era nella stanza
con me ma sentivo comunque il suo spirito accanto a me, che mi dava
forza nel far nascere questo nostro bambino, il nostro primogenito.
Quando, alla sera, tenendo in braccio il bambino e sorridendo tra
me per lo sguardo assorto, quasi stupito, con cui Feanor lo osservava,
pensavo che saremmo potuti essere una famiglia felice. Feanor sarebbe
diventato re dei Noldor, io la regina, e il nostro piccolo Mahedros
l’erede. Ma in fondo non era il potere che mi interessava,
quella visione di futura felicità mi rendeva molto tranquilla.
Troppo tranquilla. Con un marito come il mio, non potevo pensare
di stare troppo a lungo senza preoccupazioni. E infatti………….
Finwe, il se supremo dei Noldor, si era risposato. Indis la chiara
era la sua nuova moglie, giravano voci che lei stesse aspettando
un bambino.
Durante una delle mie visite al palazzo reale di Tirion, vidi Feanor.
Stavo per andargli vicino, quando vidi l’espressione sul suo
volto. Ancora quegli occhi tremendi, questa volta pieno d’odio,
rivolti verso la sua nuova “madre”. Mi spaventai.
Come poteva Feanor odiare così Indis?
Poi osservai bene la nuova regina e capii.
Miriel Serinde era la madre di Feanor, molto amata da Finwe. Ma
il fuoco del figlio per lei era stato troppo da sopportare. Segretamente,
nel suo cuore Feanor soffriva ancora per la perdita della madre
mai conosciuta.
Non me ne ero mai accorta.
E adesso nel cuore del re essa veniva sostituita con una Vanya,
dai capelli d’oro e alta, e in tutto e per tutto diversa da
Miriel.
Il loro matrimonio non fu visto di buon occhio da Feanor. Da quel
giorno si allontanò, cominciò a esplorare Aman, oppure
era tutto preso dagli studi e dalle arti di cui si dilettava.
Altri figli intanto erano nati. Dopo Mahedros venne Maglor, e Celegorm,
poi Curufin e Caranthir, e infine i gemelli, Amrod e Amras.
………………..il seguito alla prossima
puntata ;-)
Axel
Se avete suggerimenti, ben vengano!!!!!
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